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Meditazione: cosa dicono le Neuroscienze

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Link all'articolo originale: http://santacittarama.altervista.org/neuroscienze%20della%20meditazione.pdf

Introduzione alle neuroscienze della meditazione buddhista

Antonino Raffone

Dipartimento di Psicologia

Sapienza Università di Roma

 

1. Introduzione

 

Lo studio scientifico della meditazione, e della meditazione buddhista in particolare, è stato caratterizzato da uno straordinario sviluppo negli ultimi anni. A tale sviluppo hanno contribuito vari fattori, a partire dalla disponibilità di tecniche di ricerca sempre più raffinate e fruibili, con particolare riferimento alle tecniche di neuroimmagine. Ha inoltre contribuito il coinvolgimento di laboratori di ricerca di primo piano, come il laboratorio di “affective neuroscience” di Richard Davidson, con un ruolo importante di Antoine Lutz (allievo di Francisco Varela) al suo interno, così come l'accesso a pubblicazione su riviste ad alto impatto (come sulla rivista prestigiosa “Proceedings of the National Academy of Sciences U.S.A.”). 

 

Un ruolo importante per la promozione di tali ricerche è stato poi esercitato dal Dalai Lama, da sempre interessato all'incontro con la scienza, e in particolare dal Mind & Life Institute (http://www.mindandlife.org/) di cui egli è stato fondatore con Francisco Varela, filosofo, scienziato e praticante buddhista tibetano, e nel quale lo stesso Richard Davidson è una presenza importante. Sul versante del buddhismo tibetano, anche Mattieu Ricard, un lama tibetano con una solida formazione di ricerca scientifica, ha svolto un ruolo importante. Altri studiosi e autori di bestseller, come Daniel Goleman, che in particolare ha collaborato con il Dalai Lama scrivendo ben noti libri su emozioni negative (Goleman e Dalai Lama, 2003) e salutari (Dalai Lama e Goleman, 2009), hanno contribuito a diffondere conoscenze sulla meditazione e le pratiche contemplative, con particolare riferimento a pratiche di ispirazione buddhista. Anche contemplativi buddhisti di altre tradizioni, come ad esempio Ajahn Amaro per il buddhismo Theravada e Joan Halifax Roshi per lo Zen, hanno portato importanti contributi negli incontri di dialogo tra buddhismo e scienza negli ultimi anni. 

 

Occorre inoltre menzionare l'importante influenza degli straordinari sviluppi recenti connessi ai protocolli basati sulla mindfulness, a partire dal programma di Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) ideato da Jon Kabat-Zinn (si vedano, ad es., Kabat-Zinn, 1990, 2006) con una particolare ispirazione dal Satipatthana Sutta, che hanno portato a numerosi studi sia clinici che psicologici e neuroscientifici (Segal e al., 2006), oltre che ispirare notevolmente la pratica della meditazione e della presenza mentale in Occidente. Lo stesso Jon Kabat- Zinn è una figura di primo piano nel Mind & Life Institute.

 

In questo articolo introduttivo selezioneremo alcuni aspetti di particolare interesse nell'ormai vasta letteratura sulle neuroscienze della meditazione buddhista e aspetti associati, presentando alcune considerazioni sintetiche e “take-home messages”, per poi focalizzarci su studi recenti che abbiamo condotto con la gentile e molto apprezzata partecipazione dei monaci del Santacittarama e monasteri associati, in collaborazione con l'ITAB - Istituto di Tecnologie Biomediche Avanzate - di Chieti. Saranno infine forniti riferimenti bibliografici e sitografici per eventuali approfondimenti.

 [continua....]

5. Conclusioni

Come abbiamo visto, in generale il numero crescente di riscontri neuroscientifici, psicologici e clinici appare confermare l'efficacia sulla salute mentale e fisica, nonché su diversi processi attentivi, di flessibilità cognitiva, monitoraggio e funzioni esecutive in genere, così come sulla regolazione emotiva e lo sviluppo di stati mentali di empatia e di compassione, di pratiche meditative e contemplative, con particolare riferimento alla tradizione buddhista.

 

E' stato inoltre evidenziato come la pratica meditativa determini cambiamenti nella funzione e nella struttura di diverse aree e sistemi cerebrali a diversi livelli, e che diversi aspetti della meditazione sono correlati a diverse componenti della struttura e dei processi cerebrali, che in definitiva sono in relazione orchestrata tra di loro.

 

Appare tuttavia importante, sia a livello di riscontri scientifici che per le diverse importanti applicazioni cliniche e nella società, sviluppare o quanto mento tenere conto di una visione integrata dei diversi fattori e aspetti complementari della pratica, inclusiva non solo della meditazione e della mindfulness, ma anche della retta comprensione o saggezza, della condotta morale, nonché di un'estensione della pratica di consapevolezza e coltivazione di stati mentali salutari, retta azione e retta parola, in tutte le situazioni di vita quotidiana. In linea con l'insegnamento del Buddha! E' infatti plausibile che tutti questi aspetti co-determino cambiamenti nel cervello basati sulla neuroplasticità, oltre che riscontrabili nell'esperienza diretta (in prima persona) e nel comportamento oggettivo, manifesto in terza persona come nelle misurazioni relative alla struttura e alle funzioni neurali, in tutti i casi in direzione salutare o giovevole per sé stessi e per gli altri!

 

Per leggere tutta la ricerca: Neuroscienze della Meditazione

 


Link all'articolo originale: http://www.humantrainer.com/articoli/fata-meditazione-psicologia.html

Studi e ricerche sulla meditazione 

A cura di: Anna Fata

Introduzione

La meditazione si può definire come uno stato di puro essere, di chiara consapevolezza, di attenzione, di osservazione. L'accento non viene posto tanto sul cosa si fa, ma sul come.

Essa rappresenta il ritorno a uno stato originario naturale, in cui mente e corpo non sono in un rapporto di dualità, ma di unità. È una condizione non tanto da raggiungere, quanto da riconoscere. È un essere presenti e consapevoli nell'hic et nunc.
È una forma di rilassamento, un abbandonarsi al presente, una condizione autoevidente che si deve re-imparare ad assaporare.

È la condizione naturale della mente di quiete, di vuoto e di unità.
In essa si riduce la sensibilità agli stimoli esterni e si accentua quella agli stimoli interni.
Essa non solo consente di entrare in contatto con se stessi, ma anche con la realtà che ci circonda. Permette, inoltre, di avviare un percorso di crescita spirituale in cui le parole, la logica, la razionalità lasciano il posto a una forma di osservazione silente, priva di giudizi e di filtri.

La sua pratica, infatti, non resta circoscritta al momento specifico della meditazione, ma si estende al resto dell'esistenza quotidiana al punto da favorire un profondo mutamento del proprio essere nel mondo.

Esistono vari tipi di meditazione, ognuna con caratteristiche specifiche, modi di azione a livello fisico, psichico e psicologico. Esse sono accomunate dal fatto di comportare un addestramento volontario da parte della persona della propria attenzione e consapevolezza.

Ad esempio, alcune insegnano alle persone a focalizzare la loro attenzione su un mantra da ripetere in silenzio, un suono, un'immagine visiva, un oggetto o una domanda.
Nella meditazione consapevole il soggetto viene invitato a focalizzarsi sulla respirazione al fine di allenare le proprie capacità di concentrazione.

La pratica costante quotidiana promuove lo sviluppo della stabilità, della calma interiore e una condizione di mente non reattiva. Quest'ultima, a sua volta, permette di affrontare tutti gli aspetti che la vita presenta, compresi:

  • l'ansia,
  • la paura,
  • il dolore.

Sono proprio la stabilità e la non reattività che fanno sì che sia possibile diventare degli osservatori compassionevoli di se stessi e degli altri.

Quando si presentano delle sensazioni spiacevoli nel corpo, come nel caso del dolore, la reazione più immediata è quella di contrarre i muscoli, anche se ciò accentua tale percezione.

L'osservazione compassionevole d'altra parte favorisce l'accettazione di tale vissuto e la comprensione di quelli che possono essere i primi segnali che possono indicare l'innesco di dolore acuto che, in questo modo, si può prevenire o quanto meno attenuare.

Gradualmente, nel tempo, si è cominciato a impiegare la meditazione anche in ambito clinico. In questo senso, infatti, non solo offre una possibilità per ridurre le sofferenze, ma rappresenta anche un modo per rafforzare la sensazione di potere e di autostimadei pazienti.

Kabat-Zinn è stato uno tra i primi ricercatori a introdurre la meditazione in ambito clinico.

Le ricerche scientifiche sulle modalità di azione e sull'efficacia della meditazione risultano piuttosto complesse. Spesso è difficile progettare e realizzare situazioni sperimentali accurate con gruppi di controllo, numeri sufficientemente estesi di partecipanti, accordo tra domande che ci si pone e relativi progetti di ricerca, oltre che definire in modo corretto e condiviso il termine.

Una proposta convenzionale in tal senso considera la meditazione una procedura che comporta:

  • l'uso di una tecnica specifica,
  • il rilassamento muscolare in alcuni momenti del processo,
  • la "relazione logica",
  • lo stato autoindotto,
  • l'uso di una abilità focalizzata su se stessi ("self focus", o "áncora").

Il rapido incremento del numero di ricerche e la loro crescente qualità nel tempo sembrano essere, nel complesso, elementi alquanto promettenti nella direzione di un'indagine scientifica del fenomeno. [continua....]

 


 Link all'articolo originale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/07/meditare-fa-bene-la-rivoluzione-scientifica-della-contemplazione/1196371/

Meditare fa bene: la rivoluzione (scientifica) della contemplazione

di Paola Porciello

 La meditazione ha effetti benefici su mente e corpo. La copertina del numero di Novembre 2014 della più prestigiosa rivista di divulgazione scientifica, Scientific American, dedicato all’argomento, rappresenta l’ennesimo importantissimo passo nel processo di avvicinamento tra una disciplina millenaria come la meditazione e parte della comunità scientifica contemporanea.

Quindici anni di ricerche con persone che praticano le varie forme di meditazione hanno infatti dimostrato non soltanto che questa attività modifica funzione e struttura del cervello. Ma stanno cominciando a evidenziare che le pratiche contemplative possono avere un effetto sostanziale anche sui processi biologici critici per la salute fisica.

Questa scoperta – si legge nell’articolo – si affianca ai recenti sviluppi delle neuroscienze secondo i quali il cervello di un essere umano adulto può subire profondi cambiamenti grazie alle esperienze. Un processo simile sembra verificarsi quando meditiamo. Il cervello dei meditatori di lunga data può mostrare le seguenti modifiche: l’insula e la corteccia prefrontale – nello specifico le aree 9 e 10 di Broadmann, deputate al coordinamento di memoria e azioni complesse – mostrano un volume aumentato, probabilmente a causa del rafforzamento delle connessioni neurali implicate. Mentre l’amigdala, regione coinvolta nell’elaborazione di emozioni legate alla paura, risulta di spessore diminuito.

La “mindfulness”, una delle tre forme di meditazione analizzate dagli autori (tra loro c’è anche un monaco buddista), si sta diffondendo molto negli ultimi anni. Negli Usa, dove già da un paio d’anni si parla di mindful revolution, è utilizzata nelle scuole, nelle aziende a rischio stress lavoro-correlato e nelle vite dei singoli individui alla ricerca di un antidoto ai ritmi frenetici della vita quotidiana.

Questa disciplina richiede al soggetto di prestare attenzione alle sensazioni, positive o negative, che provengono dall’esterno e dall’interno del proprio corpo con l’obiettivo di raggiungere uno stato di ‘consapevolezza non reattiva’: riuscire cioè a percepire e accogliere tutto ciò che avviene nel momento presente, senza attivare giudizio o reazioni “col pilota automatico”. Primo risultato: interruzione del chiacchiericcio interiore che normalmente affolla i nostri pensieri. Se eseguita con costanza, questa pratica porterà a una maggiore capacità di gestire il dolore cronico, riduzione dei sintomi di ansia e depressione, calo sensibile della cosiddetta “ruminazione” (l’abitudine a pensare e ripensare allo stesso problema in continuazione nel tentativo di trovare una soluzione).

 

Gli psicologi clinici John Teasdale (Università di Cambridge) e Zinden Segal (Univ. di Toronto) nel 2000 hanno sottoposto pazienti con almeno tre episodi pregressi di depressione a sei mesi di mindfulness associata a terapia cognitiva, riducendo del 40% il rischio di ricadute nell’anno successivo, rispetto al gruppo di controllo. La pratica contemplativa fornisce quindi una sorta di protezione dalla eventualità di nuovi episodi depressivi.

Ma non finisce qui: gli studi hanno dimostrato che la meditazione aumenta anche la nostra capacità di “controllare” le risposte fisiologiche di base, come le infiammazioni e i livelli di ormone dello stress nel sangue. Dati che forniscono una prima ma potente spiegazione agli effetti benefici prodotti dalla meditazione sullo stato generale di salute degli individui.

In questi 15 anni le tre forme più diffuse di esperienza contemplativa sono state analizzate con le più recenti tecniche di brain imaging: durante l’esecuzione di ciascuna di esse si attivano diverse aree del cervello.

aree del cervello coinvolte nella meditazione - Scientific American

1. Focused attention: in questa pratica la concentrazione è diretta al ciclo del respiro. Anche ai più esperti può capitare di ritrovarsi con la mente altrove (mind wandering) e a dover riportare l’attenzione su inspirazione ed espirazione. Questo fenomeno è stato mappato in tutti i suoi passaggi: distrazione (corteccia cingolata posteriore); consapevolezza dello stato di distrazione (insula anteriore e corteccia cingolata anteriore); riorientamento della consapevolezza (corteccia prefrontale dorsolaterale e lobo parietale inferiore); mantenimento della concentrazione (corteccia prefrontale dorsolaterale).

2. Mindfulness: è caratterizzata da una diminuzione dell’attività neuronale nelle aree collegate all’ansia, come la corteccia insulare e l’amigdala.

3. Compassione e gentilezza amorevole: in questo caso il soggetto coltiva sentimenti di benevolenza verso gli altri, amici o nemici che siano. La regione del cervello che si infiamma quando cerchiamo di metterci nei panni dell’altro è la giunzione temporoparietale.

In conclusione, seppure con le dovute cautele, si può dire che la ricerca sulla meditazione fornisce nuovi spunti sui metodi di ‘training mentale’ che possono migliorare la salute e aumentare il benessere degli esseri umani. Anche se, avvertono gli autori, si rendono necessarie ulteriori ricerche: per approfondire le scoperte già acquisite, per conoscere eventuali effetti negativi della meditazione, per scoprire qual è la durata ideale della sessione di ciascuna pratica e come adattarla alle specifiche esigenze di ciascuno di noi.

sc am nov 2014
SCIENTIFIC AMERICAN NOVEMBER 2014 Neuroscience Reveals the Secrets of Meditation’s Benefits

Link all'articolo originale: http://www.swamij.com/mantra-brain-words.htm

Mantra, the Brain, and Words
by Swami Jnaneshvara Bharati 
SwamiJ.com 

Effects of Mantra: For thousands of years, yogis have been teaching the value of mantra in stabilizing and clearing the mind, leading one to deeper spiritual awakening. Modern neuroscience is also beginning to discover the relationship between mental functioning and the way words are used. The following graphic is from the book The Secret Life of the Brain, by Richard Restak, M.D. (©2001, Richard M. Restak and David Gruben Productions, Inc.).

Ways of using words or Mantra: Notice the explanation of increased blood flow (indicating increased activity) to the various parts of the brain, depending on whether one is hearing, seeing, speaking, or thinking of words. Regarding thinking about words, the text points out that "thinking about words engages the limbic association area responsible for thought, learning, perception, and emotion."

Cultivating higher functioning: This higher functioning (buddhi) is intentionally cultivated by yogis through the practices of mantra, meditation, and contemplation. Not only do the yogis use mantra (i.e., words), but often recommend focusing the attention on this frontal part of the brain as well, placing attention in the ajna chakra, the center accessed through the space between the eyebrows.

"Remembering" the Mantra: In Yoga Meditation science, different means of using mantra are prescribed. The silent, inner remembering way of using mantra use considered a higher, more effective form than hearing, reading, or speaking the mantra (See the article Japa and Ajapa-japa). Many benefits come from the proper use of mantra, including dealing with ways of thinking, ability to learn, ways of perceiving, and positive use of emotions (the four points mentioned by Dr. Restak in the text above). Collectively, these benefits set the stage for the deeper practices of meditation, contemplation, and prayer (See the article Converging Four Practices).

Mantra is universal: In reflecting on the relationship between mantra and brain physiology, it is most important to remember that mantra is not a practice solely used by the Eastern traditions. The use of mantra, word, compact prayer, or affirmation is recommended by virtually all religions and meditative traditions, although they might describe or use them in different ways.

Varieties of Mantras: There are many mantras, of which a few are described in this website. These are SohamOM, and Maranatha. Each of these are beneficial in the ways described above.

Related links on Use of Mantra: The following links are from the article entitled How to Use a Mantra, and are specifically related to the nature of the mantra as a spoken or remembered word (use Back key to return):

Related articles: The following articles also deal with mantra:


 Per chi volesse inziare a Meditare, ma non sa da che parte incominciare, mi permetto di suggerire qualche sito di riferimento:

  1. La Meditazione del Suono Primordiale col dottor Deepak Chopra: http://www.deepakchopra.it/   oppure https://www.deepakchopra.com/

     

     

  2. Meditazione per Indaffarati di Claudio Padovani: http://www.meditazioneperindaffarati.it/

     

     

  3. MPA - La Meditazione Profonda e Autoconoscenza (MPA) è una via verso il centro dell'uomo che aiuta la crescita personale, la conoscenza di sé e lo sviluppo della dimensione spirituale. Non vincolata ad alcuna confessione religiosa, la MPA usa metodi di autoconoscenza che integrano armoniosamente corpo, psiche e spirito per condurre la persona verso la sorgente dell'essere e sperimentare chi realmente è: http://www.mpa-net.it/

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