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Postura: corpo e mente

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Link all'articolo originale: http://www.realwayoflife.com/2014/09/01/come-la-nostra-postura-puo-cambiare-mente-ed-corpo-risultati-di-una-ricerca-sul-campo/

Come la nostra postura può cambiare mente ed corpo – Risultati di una ricerca sul campo

 testa sabbia

Presentiamo un secondo estratto dalle ricerche che abbiamo svolto nel primo semestre 2014 presso i Centri Ricerca di Real Way of Life.

 

In questo caso abbiamo voluto mettere alla prova e scoprire le reali basi scientifiche degli approcci detti del “fare come se”. In diverse discipline psicologiche, psicoterapiche, counseling, pnl, ecc. viene sostenuta l’utilità di comportarsi come la persona che si vorrebbe essere. A chi è timido viene chiesto di comportarsi da persona sicura e prendere spesso l’iniziativa, a chi è depresso si chiede di sorridere e concentrarsi su pensieri ottimistici nella propria mente e con gli altri, e così via. Esistono forti sostenitori di queste modalità e persone più scettiche. Qualcuno le considera addirittura come forzature controproducenti. Noi abbiamo deciso che la cosa migliore era non emettere giudizi e provare sul campo che cosa succedeva a chi applicava questo approccio per un periodo significativo di tempo.

 

Dato che il nostro approccio si basa fortemente sulle neuroscienze e sull’etologia abbiamo deciso di prendere in considerazione un campo di applicazione in cui l’uomo possa essere paragonato ad altri mammiferi e di misurarne le variazioni sia dal punto di vista qualitativo (autovalutazione e osservazioni di professionisti) che dal punto di vista quantitativo (misurando alcuni parametri vitali e neurotrasmettitori).

 

 Il tema dell’indagine: postura e Insicurezza Vs Sicurezza

 

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Abbiamo focalizzato la nostra indagine sulla sicurezza personale, con un particolare accento sulle situazioni sociali. Rifacendoci al modello presentato da Sinibaldi e Achilli (2014 – in fase di pubblicazione) che considera l’uomo nella sua essenza originaria di mammifero, possiamo individuare tre livelli sul continuum insicurezza-sicurezza sociale: insicurezza e tendenza al ritiro sociale, sicurezza media ed esposizione media nel gruppo sociale (i cosiddetti “gregari” nel branco), alta sicurezza e affermazione nel gruppo (i cosiddetti capo-branco).

 

L’uomo, come l’animale, ha diversi comportamenti che sono collegati con i tre livelli indicati. In questo contesto ci concentreremo solo su quello più basilare, ovvero il comportamento non verbale. Esistono diversi indicatori per ognuno dei tre livelli: ad esempio i capo-branco hanno il petto aperto con un tono muscolare naturale, mentre gli insicuri hanno un’antero-rotazione delle spalle; i capo-branco non irrigidiscono i muscoli in stato di allerta ma solo per gravi allarmi, i gregari si irrigidiscono per stress intermedi, gli insicuri al minimo dubbio di rischio.

 

Riferimenti scientifici

 

La comunicazione non verbale è la prima forma di comunicazione nel branco e verso l’esterno, si manifesta essenzialmente secondo tre modalità: volontaria (ad es. gonfiare il pelo per sembrare più grandi con nemici), indiretta (ad es. esposizione di giugulare e genitali per fiducia in proprie capacità di difesa), conseguente ad attivazione fisiologica (ad es. orecchie dritte per sentire meglio).

 

Il biofeedback è un fenomeno di comunicazione inversa corpo-mente: mentre è noto ed ovvio che il sistema nervoso comunica con la periferia del corpo per attivarlo è meno noto che il corpo che mantiene certe caratteristiche manda un segnale al sistema nervoso per informarlo di quello che succede in periferia. Questo fenomeno è facilmente comprensibile ad esempio per i propriocettori presenti nel piede che mandano segnali ai centri cerebrali dell’equilibrio, ma è presente e svolge un ruolo importante per tutte le funzioni fisologiche, tra cui emozioni, difesa, gioco, ecc.

 

La ricerca

 

Abbiamo coinvolto ragazzi e ragazze tra i 16 e i 24 anni, frequentati scuole superiori o università. Il campione era di 446 persone divisi a metà tra italiani e inglesi e tra maschi e femmine. Tutti i ragazzi erano volontari che si autodefinivano insicuri, timidi, con problemi di relazioni sociali.

 

A metà di loro veniva chiesto per un mese di assumere uno di 7 comportamenti non verbali da persone sicure almeno 8 volte al giorno, ciascuna per almeno 90 secondi (tempo minimo che dalle nostre ricerche porta a un biofeedback significativo). Gli veniva richiesto che almeno 4 volte su 8 fosse in contesti pubblici.

 

I partecipanti seguivano un training di mezza giornata in cui apprendevano i 7 comportamenti e li sperimentavano, in modo da poterli eseguire correttamente non essendo per loro familiari.

 

Abbiamo eseguito le seguenti valutazioni all’inizio, dopo un mese di attività, dopo 6 mesi dalla fine della ricerca:

 

  • autopercezione di sicurezza su una scala da 1 a 10
  • autodescrizione qualitativa della propria sicurezza sociale
  • osservazione comportamentale da parte di specialisti formati durante i corsi Real Way
  • rilevazione di cortisolo salivare (ormone dello stress)
  • rilevazione di testosterone (ormone direttamente collegato al senso di sicurezza e autoaffermazione sociale)

 

L’altra metà del gruppo fungeva da controllo e non doveva fare nulla se non condurre la propria vita e presentarsi ai test.

 

I risultati

 

Gli esiti della ricerca sono stati molto chiari: la postura influenza la mente e l’assetto neuroendocrino. Infatti i partecipanti del gruppo sperimentali hanno mostrato risultati significativamente diversi rispetto al gruppo di controllo.

 

  • autopercezione sicurezza
  • L’autopercezione di sicurezza personale è mediamente aumentata del 38%.
  • Le autodescrizioni qualitative e le osservazioni comportamentali sono cambiate in modo significativo, tanto da essere difficilmente riconoscibili in alcuni casi.
  • La propensione al rischio è aumentata, passando da livelli sotto la media a valori nella norma (quindi potremmo dire che si raggiungeva una sana valutazione costi benefici, mentre prima i soggetti tendevano ad evitare ogni rischio)
  • I livelli di cortisolo salivare sono diminuiti mediamente del 22%, segnale di minori livelli di stress
  • I livelli di testosterone sono aumentati mediamente del 17%, indice di un cambiamento ormonale significativo a sostegno dell’autostima

 

I cambiamenti rilevati a un mese dall’inizio della sperimentazione si sono mantenuti quasi inalterati a distanza di sei mesi. I ragazzi avevano il mandato di non assumere più le posture in modo sistematico e di essere naturali. La maggior parte di essi, tuttavia, sostiene che la propria postura era cambiata. Pur non sforzandosi più in modo attivo, mantenevano la nuova postura spesso in modo naturale.

 

cortisolo salivaretestosterone salivare

 

Conclusioni

 

Considerati i risultati di questa ricerca possiamo dire che “fare come se” ha senso, perlomeno rispetto a certi atteggiamenti posturali rispetto alla sicurezza personale. “Fare come se” non è semplicemente far finta, ma qualcosa che innesca un cambiamento. Se ci si pensa l’apprendimento naturale è un “fare come se”, basta guardare a tutti i comportamenti imitativi dei bambini (ma anche degli adulti!) che provano e sperimentano quello che vedono per farlo proprio e per cercare di capirlo ed, eventualmente, integrarlo.

 

Nel caso specifico di questa ricerca possiamo dire di aver fatto sperimentare posture fisiologiche, innate anche se non espresse e sane ai ragazzi. Siamo partiti da un campione di persone la cui postura era probabilmente esito di un disagio e/o di un apprendimento scorretto, oppure di una mancata possibilità di misurarsi adeguatamente in certi ambiti (autoaffermazione, agonismo sano, identificazione, ecc.). Ci proponiamo in una prossima ricerca di valutare anche il fenomeno inverso (gli effetti di posture non fisiologiche) e del processo di apprendimento che porta mente e corpo ad fare propria una certa postura.


 Link all'articolo originale: http://vincenzodangelocounsellor.blogspot.it/2014/05/corpo-e-mente-la-postura-armoniosa.html

 

CORPO E MENTE…. LA POSTURA ARMONIOSA

 

 

 

CORPO E MENTE…. LA POSTURA ARMONIOSA
Per poter scegliere di essere liberi
 
Il filosofo e matematico francese del diciassettesimo secolo René Descartes, determinò le basi per la cultura e la filosofia del dualismo mente e corpo. Egli, pronunciando la frase “Cogito, ergo sum”  (“Penso, dunque sono”), tracciò una netta scissione tra materialismo e spiritualismo, corpo e mente. Per Descartes, la mente era un’entità immateriale responsabile del pensiero razionale, del sentimento, dell’immaginazione, e della volontà. La materia era invece soggetta alle leggi della fisica, ed il corpo, in quanto legato alla sfera materiale, oltre ad essere sottoposto a tali leggi,  era influenzato anche dalla mente umana ma rimaneva comunque un’entità distinta. Nella cultura occidentale la mente ed il corpo sono sempre stati considerati agli antipodi di un dualismo storico.
 
Nella cultura orientale invece, corpo e mente sono visti come aspetti inseparabili dell’essenza umana, in particolare il concetto di “unicità” delle due entità è proprio della filosofia Buddista: per “unicità” non si intende che corpo e mente siano identici ma che siano “non due” quindi non separati, essi sono, in altri termini, entità distinte di una stessa cosa: la vita. Infatti attraverso il nostro corpo e il movimento che entriamo in contatto con l’ambiente, che riusciamo a relazionarci con gli altri riuscendo ad esprimere le nostre emozioni.
 
Lo stesso termine emozione (muovere fuori), ne deriva che per poter esprimere un sentimento, un’emozione, dobbiamo compiere un movimento dall’interno del nostro corpo verso il mondo esterno, ma alle volte, per adeguarsi alle richieste implicite o esplicite dell’ambiente, siamo costretti a rinunciare all’espressione di alcuni sentimenti e con essi anche ai rispettivi movimenti, così nasce l’atto bloccato, inespresso che fa da concime per far crescere una struttura corporea congelata, fissata in abitudini posturali spesso impenetrabili da un trattamento puramente psicologico o puramente fisico. Ci cono contrazioni antiche, oppure indotte da particolari posture o da esperienze traumatiche o cronicizzate, che sembrano addirittura opporsi alla parola, alla consapevolezza mentale, quasi a ribadire una richiesta di qualcosa d’altro: la dimensione corporea e quella mentale si rispecchiano e risuonano costantemente l’una nell’altra anche quando sembra proprio il contrario.
 
Il nostro corpo è l’indispensabile veicolo attraverso il quale viviamo e grazie ad esso camminiamo,    respiriamo, ridiamo e proviamo piacere…grazie al nostro corpo esistiamo. Il nostro compito è averne cura, amarlo e ascoltarlo per essere in profondo contatto con noi stessi.
 
Invece a causa di questa scissione il nostro organismo si trova spesso a dover gestire messaggi contrastanti provenienti dal corpo e dalla mente: l’inconciliabilità di tali entità, dovuta alla nostra cultura, è spesso origine e causa di numerosi conflitti interni che talvolta danno origine a sintomi somatici altre volte a disagi o disturbi psichici, emotivi o comportamentali.
 
Praticamente Il nostro corpo è il frutto di svariati fattori: ereditari, cinetici (movimento ed attività fisica), emotivi, alimentari ed ambientali, in altri termini ciò che facciamo, come lo facciamo e con quale vissuto emotivo, le nostre scelte psicologiche, il nostro stile di vita e l’immagine che abbiamo di noi stessi plasmano dinamicamente i tessuti e la struttura del nostro corpo. Allo stesso modo una determinata abitudine posturale o uno stato mio-tensivo cronico possono determinare l’instaurarsi di una comportamento psico-emotivo e/o di una risposta psicologica specifica che cristallizzandosi rinforzeranno quello specifico schema dando luogo ad un circolo vizioso che si autoalimenta. Insomma l’organismo è un sistema olistico (olos dal greco “tutto intero”) che dinamicamente incontra  il mondo coinvolgendo ogni entità: la mente, il corpo, le emozioni, le sensazioni fisiche co-partecipano inevitabilmente a costruire l’esperienza stessa ed il suo universo di senso, esso non è una macchina composta da diverse componenti funzionali indipendenti.
 
 Per K. Dychtwald  lo psicosoma  “è il prodotto continuamente rigenerato di una vita di incontri emotivi, di attività psicologiche e di preferenze psicosomatiche”: il modo in cui l’organismo incontra l’esperienza ed il vissuto emotivo plasma non solo la mente ma anche il tessuto e la struttura corporea. Da quando detto finora possiamo dire che è assodato quanto il corpo venga influenzato dalla nostra mente a dai nostri pensieri che spesso si traducono in atteggiamenti posturali sbagliati.
 
La postura corretta prevede una condizione di simmetria del corpo sia statica che dinamica, corrispondente alla situazione ideale che permette il benessere. Lo squilibrio del sistema posturale provoca delle sollecitazioni anormali sulle strutture anatomiche con conseguente patologia dolorosa, infiammatoria, degenerativa. Uno squilibrio posturale inoltre provoca con il trascorrere del tempo nella persona un comportamento ansioso a volte depressivo, in quanto la struttura del corpo si avvia lentamente ad un atteggiamento di chiusura sia fisica che mentale. Lo squilibrio del sistema posturale è estremamente frequente; inizialmente è asintomatico, e può essere dovuto ad una vastissima serie di cause, a volte riconducibili a posizioni scorrette mantenute nel corso del tempo, degli anni.
Una postura sbagliata farà lavorare male le nostre articolazioni, a causa di un errata distribuzione dei pesi, creando cosi le premesse per il dolore. Oggi sappiamo con certezza che una postura disarmonica può essere correlata ad una ampia gamma di disturbi di varia gravità: dal mal di schiena, alla cefalea, a dolori articolari e muscolari e non per ultimo a formulazione di pensieri ansiogeni. Alcuni anni fa la relazione tra mente e corpo era vista con grande scetticismo dalla medicina ufficiale.
 
Ultimamente, grazie a studi basati soprattutto sull'integrazione delle conoscenze di differenti specialità mediche (pnei), si è dimostrato come le due entità, mente e corpo, siano in continua e stretta interazione tra loro. La mente influenza il corpo, ma è vero anche il percorso inverso e tutto questo in virtù di complessi meccanismi ormonali e nervosi. Una recente chiave di lettura è data dalle conoscenze più approfondite del sistema nervoso neurovegetativo.
 
Possiamo quindi dire che uno stato emotivo, un pensiero, sono in grado di influenzare la postura del nostro corpo, ma anche che allo stesso modo, la postura del nostro corpo influenza pensieri ed emozioni. "La postura è l'emozione che prende forma nello spazio". L’essere umano infatti è un’unità inscindibile ed ogni sua parte fisica, morale ed intellettuale si integra in un sistema di collaborazione perfetta.
In questa certezza, viene naturale capire che schemi mentali e schemi motori possono interagire, se gli obiettivi sono: creare pace, migliorare il proprio stato psico-fisico, cambiare un vecchio schema di convinzione psicologica, o cattive abitudini, o demotivazione.
 
A questi obiettivi possiamo arrivarci anche tramite il movimento fisico, unito alla presa di coscienza della situazione. Corpo, cervello ed emozioni lavorano in continua sintonia e sinergia, sia strutturale che chimica. Non dimentichiamo mai che il nostro cervello è il massimo contenitore di ciò che proviamo e sentiamo. La migliore conservazione del nostro organismo avviene se la nostra mente lavora in sinergia con le nostre emozioni e sensazioni. Il nostro cervello continuamente riceve informazioni dall’esterno e accresce le stesse all’interno delle sue funzioni.
 
Rimanere in ascolto di se stessi è perciò fondamentale per potersi aiutare.  Il corpo è un meraviglioso strumento di azione e comunicazione, integrato in tutte le sue funzioni, azionato dall’intelligenza e della volontà di ogni persona. La connessione corpo-mente-emozioni, è il modo in cui il nostro corpo si dispone nell’ambiente circostante in base ai sentimenti, alle situazioni, in pratica la postura è espressione dell ’Io, non si può lavorare sulla postura senza prendere in esame anche gli aspetti emozionali espressivi.
 
 Questa capacità espressiva si chiama postura. La nostra postura ci dice molto del nostro stato interiore, della nostra salute.
Muovere correttamente e armonicamente il nostro corpo può diventare una tecnica motivazionale. Può diventare una metafora del percorso di Vita: Sportivo, Lavorativo, Emozionale. Può risultare un sistema di sfogo delle tensioni, di ricarica delle Energie.
Il movimento corretto è vita, è educazione, è prevenzione, è intelligenza.
 
Esistono molti approcci di diversa natura che hanno in comune la concezione dell’uomo come un’unità mente corpo dove queste due entità, seppur separate, dialogano e interagiscono profondamente.
L’obiettivo di tutti questi approcci (corporei, di massaggio e manipolazione o psicoterapeutici) è quello di creare un ponte tra psiche e soma, un’integrazione consapevole di due entità che, con o senza la nostra volontà, si influenzano e dialogano continuamente tra di loro.
 
§        La Bioenergetica è un approccio psicoterapeutico che, partendo dall’analisi del corpo, delle tensioni e blocchi energetici strutturati nel soma di una persona, risale alle emozione ed ai sentimenti che sono contenuti ed intrappolati nel corpo stesso. La produzione di energia attraverso la respirazione, il metabolismo e la scarica dell’energia stessa attraverso il movimento sono le funzioni basilari della vita. La teoria e la pratica Bioenergetica trovano le proprie origini nel pensiero di Wilheim Reich. L’Analisi Bioenergetica venne poi concepita e sviluppata verso la fine degli anni cinquanta da due allievi di Reich: Alexander Lowen e John Pierrakos.
 
§        Ruella Frank ha sviluppato un approccio somatico ed evolutivo alla psicoterapia. Osservando in terapia gli schemi di movimento dei propri pazienti comprende come essi organizzano la loro esistenza. Gli schemi evolutivi di movimento, che ogni bambino attraversa durante il suo sviluppo, riflettono l’unicità della sua relazione con il caregiver, in altri termini “gli schemi non sono del bambino, e nemmeno dell’ambiente, bensì del campo di relazione” “un’osservazione ravvicinata dei movimenti dei bambini ci offre un terreno critico per comprendere gli adulti che diventeranno” ( Frank R., 2005) e, simmetricamente, l’osservazione degli adulti nella loro postura e nei movimenti permette di individuare specifiche esperienze corporee da proporre al paziente allo scopo di aprire una finestra di consapevolezza ad uno sfondo inesplorato.
Ma esistono anche altri approcci e tecniche psicosomatiche (seppur non psicoterapeutiche) che mirano all’integrazione tra psiche e soma.
 
§       Il Rolfing (integrazione psicofisica) ad esempio è una tecnica di massaggio e manipolazione muscolare ideato da Ida Rolf allo scopo di ripristinare lo stato di allineamento e vitalità del corpo e di ritrovare la flessibilità fisica ed emotiva di cui è capace un corpo privo di restrizioni.
 
§    Allo stesso modo Moshe  Feldenkrais, attraverso il metodo da lui ideato (metodo Feldenkrais o integrazione funzionale) agisce sulla postura dell’individuo allo scopo di raggiungere una modalità di azione e comportamento non più inconsapevole e dettata dall’abitudine ma adeguata alla situazione del momento. Per lui ogni aspetto della vita umana, dipende dalla postura, dall’equilibrio del corpo e dal radicamento dei piedi a terra: essi sono la chiave per raggiungere il pieno sviluppo delle proprie facoltà fisiche, intellettuali ed affettive.
 
§       L’Approccio Trager® è una disciplina di educazione al movimento che punta all’integrazione della mente e del corpo. Grazie a movimenti leggeri e per nulla invasivi, l’Approccio Trager aiuta a sciogliere tensioni fisiche e mentali, portando una sensazione di rilassamento e di profondo benessere e incrementando la mobilità del corpo. Con l’Approccio Trager si impara a essere consapevoli del proprio corpo e del proprio modo di muoversi.
 
 
Numerose scoperte scientifiche sostengono con sempre più evidenza lo stretto nesso e la reciproca interazione tra la mente ed il corpo di un individuo.
Ad esempio alcuni studi hanno stabilito l’esistenza di alcune cellule dette “natural killer” (NK) le quali hanno un ruolo importante nel combattere malattie come le infezioni virali ed il cancro: esse agiscono  uccidendo le cellule malate o infette. E’ facile intuire quindi come un’alta concentrazione di cellule NK nel corpo, sia in grado di difenderci da tali malattie.
 
 Recenti studi hanno dimostrato come l’umore e il temperamento di una persona siano in grado di influenzare la quantità di tali cellule nel corpo. Sulla base di tale evidenza  sono infatti state create delle equipe ospedaliere e delle specifiche terapie della risata che mirano proprio a combattere malattie, infezioni e virus attraverso l’induzione di un umore piacevole ed allegro.
Per fare un altro esempio di come scientificamente sia stata provata la stretta relazione tra soma e psiche basta citare le ricerche fatte da Gardner e Patton su bambini affetti da “nanismo da privazione”. L’evidenza di come deprivazione ambientale e turbe emotive possano influenzare il sistema endocrino e quindi inibire la crescita infantile è stato ampiamente dimostrato: la semplice stimolazione della pelle ha un ruolo cruciale nel determinare la funzionalità dell’ipofisi che è deputata alla produzione dell’ormone della crescita (la somatotropina).
 
La stimolazione tattile è quindi in grado di produrre evidenti risposte emotive che raggiungono il sistema nervoso centrale ed influenzano l’attività di vari sistemi tra i quali anche quello neuroendocrino di cui fa parte l’ipofisi le cui secrezioni ormonali (tra cui la somatotropina) stimolano i fibroblasti nella produzione di tessuto connettivo. Quest’ultimo può essere definito un cristallo fluido presente in ogni parte del nostro corpo sottoforma di guaine e membrane di protezione di organi, muscoli, ossa, vasi, cellule: non esiste altro tessuto nel corpo umano cosi onnipresente. Esso salda e connette ogni cellula ai tessuti, i tessuti agli organi, gli organi agli apparati nonché i muscoli alle ossa, queste alle articolazioni, avvolge nervi e vasi, in altri termini fodera il corpo nel suo insieme. Il tessuto connettivo ha proprietà e caratteristiche diverse a seconda dell’area che avvolge e connette: è così fortemente adattabile e duttile che, a seconda delle proporzioni dei suoi elementi costitutivi può assumere una consistenza acquosa o, al contrario, estremamente dura e robusta o ancora flessibile ed elastica. E’ quindi evidente come un approccio che lavori anche sulla pelle, sul tessuto connettivo, sulla consapevolezza corporea abbia inevitabilmente degli effetti importanti anche per la sanità dei nostri organi interni, dei nostri processi neuro-chimici favorendo un equilibrio psicologico, emotivo e corporeo che vanno oltre al semplice rilassamento.
 
Anche lo stress fisico e psichico provoca un’insieme di reazioni dell’organismo che coinvolgono sia il corpo che le emozioni, l’umore, la mente. Fattori di stress psicologico sono infatti in grado di aumentare i livelli di cortisone dell’organismo in quanto le funzioni di allarme stimolano le ghiandole surrenali. Il giusto equilibrio dell’asse Ipofisi-Surrene ha un ruolo importante nella regolazione delle secrezioni ormonali. Il cortisone ha un effetto esattamente opposto alla somatotropina (ormone della crescita) sul tessuto connettivo: esso tende a ridurre la quantità e le dimensioni dei fibroblasti, principali produttori di tessuto connettivo. Anche in questo caso appare evidente come lo stress fisico e psicologico sia in grado di plasmare e influenzare la funzionalità endocrina, fisica e strutturale del nostro organismo.
 
Alla luce di questo è evidente come un percorso di crescita ed evoluzione personale  integrata che tenga conto anche del profondo nesso esistente tra corpo è mente, sia in grado di cogliere il senso e l’intenzionalità dei sintomi in un’ottica “unitaria”. Un programma di interventi che coinvolga il corpo attraverso un’integrazione psicofisica, specifici esercizi di riattivazione e mobilitazione dell’energia vitale o tecniche di massaggio e manipolazione sarà in grado di favorire molto più di una semplice sensazione di rilassamento.
 
Prima di concludere questo articolo desidero citare le parole di Lowen (1979): “Il tempo e l’energia che investite nel vostro corpo è il migliore investimento che possiate fare. Rende in salute, in piacere. E salute e piacere valgono più del denaro o potere. State in realtà investendo in voi stessi perché voi siete il vostro corpo, o se volete, il vostro corpo è voi”.
 
Non esiste un modo giusto di stare al mondo come non esistono una postura o un atteggiamento fisico e mentale ideale. Ciò che può rendere migliore la nostra esistenza è la consapevolezza dei nostri movimenti, ritmi, e delle nostre funzioni psicosomatiche così come la consapevolezza delle nostre emozioni, sensazioni e dei processi mentali. Questo ci permette di poter sentire che possiamo scegliere, che non siamo prigionieri di schemi, sintomi o atteggiamenti cristallizzati e divenuti ormai abituali. Poter scegliere ci rende liberi e aperti nell’incontrare l’esperienza e la novità.

 

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