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Reflusso gastroesofageo
Reflusso gastroesofageo
Bruciore di stomaco, acidità e rigurgito: sono questi i sintomi tipici del reflusso gastroesofageo, un disturbo molto comune che spesso viene affrontato con un po' di leggerezza. Molte persone infatti soffrono di reflusso senza saperlo, altre tendono a banalizzare i sintomi, altre ancora decidono di affrontarlo con mezzi propri, modificando lo stile di vita o assumendo farmaci antiacido.
Che cos'è il reflusso gastroesofageo?
"Passaggio involontario ed incosciente di una parte del contenuto gastrico nell'esofago, senza compartecipazione della muscolatura gastrica e addominale"
Il reflusso gastroesaofageo è, sostanzialmente, la risalita del contenuto acido nell'esofago, quel canale lungo 25-30 cm che collega la bocca con lo stomaco.

Quando si mangia l'esofago, aiutato dalla forza di gravità e da una serie di movimenti ritmici, riesce a far progredire il cibo deglutito verso il basso. Il passaggio del bolo alimentare nello stomaco è regolato dallo sfintere esofageo inferiore, una speciale valvola muscolare che si apre per consentire il transito del cibo, l'eruttazione ed il vomito. Proprio questo sfintere richiudendosi impedisce la risalita verso l'alto dei succhi acidi presenti nello stomaco.
Il reflusso gastroesofageo si verifica quando l'omonimo sfintere si rilascia nel momento non opportuno consentendo il passaggio verso l'alto del contenuto gastrico (vedi figura). In virtù della sua acidità tale materiale va ad irritare la mucosa esofagea scatenando i sintomi tipici del disturbo.
Tale condizione diventa patologica quando il reflusso si verifica troppo spesso o quando il contenuto gastrico è eccessivamente acido.
Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) ?
In condizioni normali il contenuto gastrico refluisce nell'esofago in modesta quantità ed in maniera episodica. Solo quando tale reflusso diventa importante per frequenza o per severità dei sintomi si instaura la cosiddetta malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).
La MRGE è una malattia benigna ma può essere causa di disturbi cronici ricorrenti che interferiscono con la normale qualità della vita. Oggi si può parlare di malattia soltanto quando questi sintomi (rigurgito e bruciore retrosternale) compaiono almeno una volta alla settimana.
Cause
La causa più comune della malattia da reflusso gastroesofageo è l'alterata funzionalità dell'omonimo sfintere. Come abbiamo visto quando questa specie di valvola non funziona correttamente il chimo gastrico può risalire verso l'alto irritando l'esofago.
Se non esistesse lo sfintere gastroesofageo, durante questo esercizio il contenuto gastrico, spinto dalla forza di gravità, sarebbe libero di risalire lungo l'esofago
La seconda causa in ordine di importanza è il rallentato svuotamento gastrico. Quando mangiamo il cibo triturato e ammalgamato con la saliva giunge nello stomaco dove può rimanere per tempi più o meno lunghi. Tanto maggiore è il periodo di permanenza gastrica del cibo e tanto maggiori sono le probabilità che si verifichi un reflusso gastroesofageo.
Possono esistere inoltre dei problemi di motilità dell'esofago; in questi casi si assiste ad un'alterazione della sua capacità di far scendere il cibo dalla gola fino allo stomaco.
Anche alterazioni salivari possono predisporre il soggetto alla malattia da reflusso e alle sue complicanze. Ricordiamo infatti che la saliva è leggermente basica e che, essendo inoltre ricca di bicarbonati, è in grado di tamponare piccole quantità di acido accidentalmente risalite lungo l'esofago. Non è certo un caso che uno dei sintomi tipici della malattia da reflusso sia l'ipersalivazione, un metodo adottato dall'organismo per difendersi dagli acidi.
Se per qualche motivo il pH salivare si abbassa tale protezione viene meno e rende l'esofago più suscettibile all'attacco acido.
Insieme alla saliva la peristalsi esofagea contribuisce a proteggere l'esofago rimuovendo i reflussi acidi fisiologici.
La gravidanza, a causa della pressione esercitata dal feto, comprime lo stomaco facilitando la risalita di acido nell'esofago. Allo stesso modo negli obesi la massiccia presenza di grasso addominale aumenta la pressione gastrica favorendo il reflusso. Anche il fumo è un fattore di rischio molto importante dato che altera la composizione salivare, la funzionalità dello sfintere gastroesofageo ed aumenta la secrezione acida dello stomaco.
Ansia e stress, anche se difficilmente sono i veri responsabili della malattia da reflusso, possono sicuramente acuirne la sintomatologia.
Infine è importante ricordare l'ernia iatale che, soprattutto se di grosse dimensioni, molto spesso si associa alla malattia da reflusso gastroesofageo.
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Anatomia e Fisiologia dello Stomaco
Anatomia
Lo stomaco è lungo circa 25 cm e viene suddiviso anatomicamente nelle seguenti parti:
- il fondo, disposto superiormente ed a sinistra della giunzione tra esofago e stomaco (esofago-gastrica);
- il cardias,corrispondente alla giunzione esofago-gastrica;
- il corpo, che rappresenta la porzione maggiore dello stomaco, e che si trova tra il fondo e l'antro;
- l'antro, porzione finale dello stomaco, che si estende dalla piccola curvatura sino al piloro;
- il piloro, che rappresenta il confine tra lo stomaco ed il duodeno.
Lo stomaco, come pure gli altri organi addominali, è rivestito dal peritoneo, che è una struttura sierosa e fibrosa che ha la funzione di proteggerlo e di tenerlo adeso alla parete addominale ed agli organi a lui vicini. La parete gastrica è costituita da quattro strati fondamentali, partendo dall'esterno ed andando vero l'interno:
- il rivestimento sieroso del peritoneo viscerale (quella porzione di peritoneo adesa all'organo);
- lo strato muscolare, che presenta tre strati concentrici di fibre (dall'esterno verso l'interno: oblique, longitudinali e circolari);
- la sottomucosa, ricca di piccoli vasi sanguigni e linfatici;
- la muscularis mucosae, piccolo strato di tessuto muscolare che separa la mucosa dalla sottomucosa;
- la mucosa, che è lo strato più interno dello stomaco, è formata da una grande varietà di cellule: quelle mucipare, a secrezione mucosa, quelle parietali, che producono acido cloridrico, quelle principali, che secernono pepsinogeno, e le cellule G che producono gastrina.
Il piloro si continua col duodeno, che è il primo tratto dell'intestino tenue. È lungo circa 30 cm e la sua parete è costituita da 5 strati concentrici. A partire dall'esterno verso l'interno si distinguono:
- la tonaca sierosa, rappresentata dal peritoneo viscerale;
- la tonaca muscolare, costituita da due strati concentrici di cellule muscolari lisce (lo strato esterno a decorso longitudinale e quello interno a decorso circolare);
- la tonaca sottomucosa, composta prevalentemente da fibre elastiche, tra le quali si localizzano le ghiandole duodenali secernenti muco debolmente alcalino (basico) e pepsinogeno.
- la muscularis mucosae;
- la tonaca mucosa, costituita dalle cellule epiteliali.
L'epitelio duodenale è composto da una popolazione cellulare molto varia: gli enterociti (cellule intestinali assorbenti i nutrienti) rappresentano l'elemento cellulare prevalente; tra di essi si localizzano cellule mucipare, producenti muco, cellule immunitarie e cellule endocrine.
Vascolarizzazione ed innervazione
Lo stomaco presenta una ricca rete vascolare arteriosa che penetra all'interno della parete gastrica suddividendosi in vasi sempre più piccoli che decorrono lungo la piccola e la grande curvatura gastrica. L'innervazione è data del nervo Vago: l'importanza dell'integrità dell'innervazione vagale dello stomaco nel controllare la secrezione acida è documentata dalla netta riduzione, dopo vagotonia (rimozione della porzione gastrica del nervo Vago) della produzione di acido cloridrico.
Fisiologia
Lo stomaco svolge numerose ed importanti funzioni:
- funge da "contenitore" per gli alimenti provenienti dall'esofago, consentendo di ingerire quantità anche copiose di cibo;
- determina il rimescolamento e la progressione verso il duodeno del bolo (cioè il nome che prende il cibo all'interno dello stomaco) alimentare, commisto al succo gastrico;
- inizia la digestione delle proteine e dei carboidrati, tramite il pepsinogeno e l'acido cloridrico secreti;
- ha funzione di assorbimento di alcune sostanze;
- svolge attività di secrezione endocrina.
Nel duodeno si riversano le secrezioni biliari e pancreatiche tramite dei dotti che lo mettono in comunicazione con la cistifellea ed il pancreas, e si realizzano le condizioni di ambiente alcalino (basico) ad elevata concentrazione di enzimi idonee alla digestione di proteine, grassi e carboidrati. Il duodeno ha pure funzioni di assorbimento e di secrezione endocrina.
Gli aspetti importanti della fisiologia dello stomaco sono la secrezione acido peptica, la secrezione ormonale, la motilità, la digestione degli alimenti ed altre funzioni.
Link all'articolo originale: http://www.tuttosteopatia.it/reflusso-gastroesofageo/
Reflusso gastroesofageo
DESCRIZIONE MEDICA
La sindrome da reflusso gastroesofageo (GERD) è una condizione clinica caratterizzata da reflusso del contenuto gastro duodenale nell'esofago di entità e frequenza rilevante tale da causare lesioni della mucosa esofagea.
I meccanismi fisiopatologici alla base della GERD sono molteplici e includono riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore (LES), rilassamenti transitori del LES, ridotto clearing esofageo, alterato svuotamento gastrico e ridotta salivazione.
I sintomi considerati tipici(85%, 90%) sono rappresentati dalla pirosi retro sternale (sensazione di bruciore al petto) e dal rigurgito (percezione di liquido amaro o acido nella cavità orale). Sintomi frequenti ma meno specifici sono l'odinofagia, la disfagia, le eruttazioni, l'ipersalivazione, il dolore epigastrico, il gonfiore, la difficoltà digestiva.
Pazienti con reflusso gastroesofageo possono presentare manifestazioni atipiche o “extraesofagee” quali dolore toracico non cardiaco, asma bronchiale, tosse cronica, raucedine, globo faringeo, faringodinia, faringite, laringite, perdita di smalto dentario.
Inoltre, abitudini dietetico comportamentali (pasti abbondanti, cibi ricchi di grassi, caffeina, clinostatismo), farmaci, gravidanza e obesità possono esacerbare la sindrome da reflusso gastroesofageo. Essa risulta essere spesso associata a ernia iatale (circa 50% dei pazienti con GERD) e la continua esposizione esofagea al contenuto gastroduodenale può causare danno alla mucosa (esofagite) o complicanze come ulcere, sanguinamento, stenosi.
Diagnosi
La diagnosi di GERD si basa essenzialmente sui dati derivanti dall'anamnesi (si sono studiati dei metodi di diagnosi non invasivi come l'utilizzo di questionari basati sui sintomi lamentati dai pazienti). L'esecuzione di indagini strumentali è utile per definire la gravità della malattia e la strategia terapeutica.
Le indagini più importanti sono:
- manometria: consente di dimostrare un'alterazione della peristalsi e un ridotto tono del LES;
- phmetria: consente di evidenziare la presenza di reflusso;
- endoscopia con prelievi bioptici: consente di evidenziare le lesioni mucose.
Terapia
La terapia della GERD varia in funzione dello stadio della malattia. In assenza di esofagite l'obiettivo è rappresentato dalla risoluzione della sintomatologia correlata (pirosi retrosternale) attraverso alcune modificazioni dello stile di vita. In presenza di esofagite, è necessario provvedere alla riduzione del processo infiammatorio con prevenzione di altre complicazioni; pertanto in questo caso, oltre alle modificazioni dello stile di vita, la terapia si avvale di diverse classi di farmaci (inibitori di pompa e procinetici).
Il trattamento chirurgico viene riservato a soggetti giovani in ottime condizioni generali, che necessitano di una terapia continuata ad elevati dosaggi. Le possibili indicazioni alla terapia chirurgica sono: refrattarietà al trattamento medico, necessità di aumentare il dosaggio di farmaci, scelta del paziente in favore dell'intervento, complicanze ripetute della malattia, esofago di Barret, stenosi esofagea, sintomi atipici, ernia iatale voluminosa o ernia paraesofagea.
L'operazione che si esegue di solito è chiamata fundoplicatio o plastica antireflusso. Questa operazione serve a ricostruire la valvola tra esofago e stomaco. L'operazione viene fatta in due modi: in modo tradizionale (aprendo il torace) o in laparoscopia. La laparoscopia è una tecnica meno "invasiva" poiché evita di fare una grossa incisione sull'addome. L'operazione è efficace nella maggior parte dei casi. Nell'80% dei casi i sintomi scompaiono e il reflusso non torna per almeno 5-10 anni.
PUNTO DI VISTA OSTEOPATICO
Lo scopo del trattamento osteopatico consiste nel rinforzare e rilassare la giunzione gastro-esofagea, attraverso l'induzione concentrata in questa zona e di aprire qualsiasi fissazione fibromuscolare della giunzione e delle strutture circostanti.
Per ottenere una maggiore efficacia le tecniche vanno eseguite in una sequenza specifica:
- ascoltare l'addome
- liberare le zone di inserzioni del fegato
- liberare il piloro e lo stomaco
- liberare la giunzione gastro-esofagea
- manipolare le fissazioni scheletriche importanti che persistono (ad esempio le articolazioni costo-condrali)
- normalizzare le fissazioni craniche e sacrali
Stando allo studio Efficacia del trattamento manipolativo osteopatico in pazienti affetti dalla sindrome di reflusso gastroesofageo, gli autori hanno potuto apprezzare come la malattia da reflusso gastroesofageo sia una condizione piuttosto frequente nella popolazione generale e come tale sindrome riduca notevolmente la qualità della vita a causa di una serie di sintomi tipici (ad esempio il bruciore al petto) e atipici (ad esempio la raucedine) che ne conseguono.
All'anamnesi, la maggior parte dei pazienti manifestavano sintomi somaticiquali: cervicalgia, dorsalgia, dolori al petto e cefalea.
Il campione di 33 pazienti sottoposto alle 3 sedute osteopatiche da noi effettuate ha evidenziato una significativa diminuzione dei sintomi correlati al GERD (in particolare il dolore al petto) e un conseguente miglioramento della qualità della vita.
Pertanto possiamo sostenere che il trattamento manipolativo osteopatico si dimostra essere un metodo efficace per diminuire la sintomatologia di questa patologia.
Consigli per il paziente
- non andare a letto subito dopo il pasto
- non indossare cinture o indumenti stretti
- dormire su un cuscino alto
- evitare la posizione decliva
- non tenere le braccia in alto e la testa inclinata indietro a lungo
- evitare l'assunzione di alcuni cibi che possono irritare il tratto esofageo come cioccolato, caffè, tè, alcol, arance
ARTICOLI SCIENTIFICI
- a cura di Marzio Simonelli, Cosimo Buccolieri, Dante Annibali, Leone Sciarretta, Massimo Lombardozzi
Studio pilota sull'efficacia del trattamento osteopatico nella dispepsia funzionale e nel reflusso gastro-esofageo non erosivo
G Med Mil. 2011; 161(2): 000-000
Link all'articolo originale: http://www.eurosalus.com/autori/dott-gabriele-piuri/reflusso-gastroesofageo-intervenire-naturalmente/
Reflusso gastroesofageo: come intervenire naturalmente?
Domanda
Gentilissimo dottore, volevo chiedere se con l'omeopatia si può trovare giovamento per i problemi di reflusso esofageo e se si, gentilmente, potrebbe dirmi quali prodotti usare?
Risposta
Gentilissimo Lettore,
un problema come il reflusso gastroesofageo può essere affrontato con l'aiuto di diversi prodotti naturali, anche omeopatici. Ad esempio è possibile utilizzare un rimedio come Kalium bicrhomicum 9 CH di cui utilizzare 3-4 granuli 3 volte al dì lontano dai pasti per cicli terapeutici di circa un mese, serenamente ripetibili nel corso dell'anno.
In affiancamento è possibile utilizzare, con lo stesso dosaggio, dell'Argentum nitricum 9 CH se sono presenti frequenti eruttazioni acide e si ha la sensazione di fatica nella deglutizione, come se ci fosse un nodo in gola.
In alternativa, sempre allo stesso dosaggio e in abbinamento con il Kalium bicrhomicum, si utilizzerà Nux vomica 9 CH se insieme al reflusso è presente anche un appesantimento delle funzioni digestive e se i sintomi si accentuano dopo i pasti. Nux vomica è indicato in particolare nelle persone molto stressate che si arrabbiano spesso sul lavoro.
Utilissimo anche il colostro per le sue spiccate proprietà di riparazione della mucosa esofagea e gastrica. Si utilizzerà ad esempio un prodotto come IgComplex di cui prendere una capsula a prima colazione per cicli di circa un mese anche ripetibili. Utile in alternativa anche un prodotto come Oticol (OTI) di cui assumere una capsula prima dei 3 pasti per cicli di 10 giorni al mese.
Sul piano dell'integrazione minerale è possibile utilizzare un prodotto come Oximix 3+ di cui utilizzare 5 ml a prima colazione in un po' d'acqua, proseguendo con l'assunzione per cicli di circa 40 giorni, serenamente ripetibili nel corso dell'anno. Minerali come manganese, zinco e magnesio svolgono una buona azione di controllo dell'acidità e di modulazione della contrattilità gastrica.
Se è vero che spesso i rimedi naturali sono efficacissimi contro i problemi di stomaco e contro il reflusso gastroesofageo, il cambio di proprie abitudini permette di ottenere altrettanti risultati.
Ad esempio è importante ricordarsi di masticare con cura ogni boccone. Il cibo non masticato non fa altro che disturbare il lavoro dello stomaco favorendo il reflusso e il discomfort intestinale. Il modo più semplice per imparare a masticare con cura è appoggiare la forchetta tra un boccone e l'altro senza riprenderla in mano prima di aver finito di masticare e assaporare quello che si ha in bocca.
Lo studio e il controllo delle eventuali allergie alimentari ritardate è fondamentale. Da un lavoro scientifico pubblicato ormai nel 2007 emerge come spesso in caso di reflusso gastroesofageo, e sopratutto nei soggetti di giovane età, siano presenti nella mucosa dell'esofago un numero aumentato di eosinofili in seguito a un'allergia alimentare. In tutti questi casi l'impostazione di una dieta di rotazione settimanale che preveda dei giorni di astensione dagli alimenti a cui si è intolleranti e dei giorni di reintroduzione spesso permette di risolvere definitivamente il problema.
Link all'articolo originale: http://www.riza.it/riza-psicosomatica/Malattie_Psicosomatiche/4156/reflusso-un-fuoco-di-ritorno.html
Reflusso, un “fuoco” di ritorno
Questo disturbo parla della resistenza dello stomaco ad ingerire cibi sgraditi e analogicamente, del rifiuto nei confronti di situazioni disturbanti o di stress
dal Blog di Raffaele Morelli
Come consuetudine, in questo videoblog parliamo del significato psicosomatico delle malattie. Oggi in particolare Vorrei raccontarvi qualcosa di un disturbo noto come reflusso gastroesofageo. Non si tratta di una patologia grave ma può essere molto fastidiosa. Durante il processo digestivo si ha la sensazione che il fuoco gastrico ritorni su, appunto lungo il tragitto esofageo. I termini “ritorni su” o “ritorni indietro” già ci danno un’ idea di cosa sta accadendo all’interno dell’apparato digerente. Quest’ultimo ha un percorso che dalla bocca, all’esofago, allo stomaco, tende a scendere verso l’intestino dall’alto verso il basso. È quindi una sorta di “cremagliera” lungo la quale il cibo viene smontato pezzo a pezzo fino a poter essere assorbito. Nel reflusso gastroesofageo assistiamo ad un fuoco di ritorno: dallo stomaco c’è qualcosa che, durante il processo digestivo, torna prepotentemente indietro come se il cibo non volesse scendere giù, come se lo stomaco utilizzasse questa sintomatologia come un atteggiamento oppositivo nei confronti di qualcosa che non vuole ingerire e non vuole far passare nell’intestino dove questa sostanza verrà assorbita.
Quando Il reflusso “esprime” i nostri NO!
Accade quindi qualcosa di molto simile ad una polemica da parte del nostro stomaco, che “si vuole far sentire”, che sfiamma verso l’alto, come a dire “quello che mi avete mandato giù e che io devo lavorare non va bene”. Sono bocconi che abbiamo ingerito a forza, a fatica, che in qualche modo ci hanno obbligato ad ingerire. Come quando, da bambini, qualcuno forzatamente ci infila in bocca qualcosa con il cucchiaino. Il reflusso secondo una lettura psicosomatica può comparire allora quando siamo obbligati ad ingerire cibi ma anche, situazioni, ambienti, persone che per le più diverse ragioni non vogliamo assimilare e assorbire. In qualche modo il reflusso è quindi un modo per rimandare indietro qualche cosa che non ci va di tenere dentro.
La “ribellione” che diventa fuoco
All’interno dello stomaco il processo digestivo agisce attraverso l’acido cloridico che è un fuoco: il processo inizia dalla bocca ma svolge la sua funzione primaria all’interno dello stomaco. Qui, il fuoco dell’acido cloridico smonta pezzo per pezzo le prime fasi della digestione. Questo fuoco emerge come se la “polemica dello stomaco” fosse furente, aggressiva, sofferente. Il reflusso gastroesofageo porta con se questi tipi di vissuti dato che lo stomaco, in una sorta di situazione di dipendenza (cioè è dipendente da quel che noi gli diamo da “mangiare”), non può decidere lui cosa mangiare e digerire. Subisce fisiologicamente una situazione: gli arriva giù del cibo.
Il reflusso segnala quando siamo troppo vicini al limite
Il reflusso gastroesofageo ci deve portare a fare una semplice osservazione: quando si affaccia? In che momenti mi disturba? Non pensiamo che accada semplicemente mangiando un cibo pesante e difficile da digerire. Pensiamo che quando il reflusso si affaccia, ci sia una parte di noi che ci sta avvisando e dice: “guarda che quello che stai facendo non va bene. Ti stai fidando troppo della tua capacità di assorbimento”. Pensate per esempio ad un incassatore di pugilato che, forte della sua robustezza fisica, incassa dei colpi. Questo atleta si convince di essere in grado di gestirli, di amministrarli, ma non è così… Analogicamente lo stomaco ci dice :“siamo arrivati al limite, non ce la faccio più, ti rimando questo messaggio di fuoco perché tu possa renderti conto”. Quindi osservarsi bene nel momento in cui il reflusso gastroesofageo si affaccia è il modo migliore per prender coscienza di un nostro modi di essere nel mondo, di un nostro stile, di una nostra caratteristica: possiamo arrivare ad un certo punto ma certe cose non le possiamo tollerare, più di tanto non possiamo mandarle giù. Il reflusso è un allarme che ci avvisa che siamo arrivati al limite. Come sempre, l’osservazione consapevole è l’atteggiamento più corretto da adottare nei confronti del disagio. Le osservazioni e le considerazioni che farete, potranno portarvi via via a vedere il fuoco del reflusso che sfuma; significherà chi siete comportati correttamente. In caso contrario il reflusso si farà ancora più forte e quindi non avrete compreso di che pasta siete fatti. Il disturbo serve proprio a questo: per avvisarci, per orientarci e per farci prendere coscienza di qualche cosa che non va ma che noi tutti siamo in grado di correggere.
Link all'articolo originale : http://ambientebio.it/12-rimedi-naturali-contro-il-reflusso-gastroesofageo/
12 rimedi naturali contro il reflusso gastroesofageo
Il reflusso gastroesofageo, o reflusso acido, è un disturbo molto comune, spesso sottovalutato. I sintomi sono: bruciore allo stomaco, acidità e rigurgiti. Ecco come alleviarlo, utilizzando dei rimedi naturali.
Quando mangiamo, l’esofago riesce a far procedere il cibo deglutito verso il basso. Il passaggio è regolato dallo sfintere esofageo inferiore, una valvola che si apre al passaggio del cibo, durante l’eruttazione e il vomito. La sua chiusura impedisce la risalita verso l’alto dei succhi acidi presenti nello stomaco.
Il reflusso gastroesofageo si verifica quando lo sfintere si rilascia in un momento non opportuno, permettendo al contenuto gastrico(acido) di risalire, irritando le mucose. Questa situazione diventa patologica quando il reflusso si verifica troppo spesso o quando il contenuto gastrico è eccessivamente acido.
La soluzione acida che risale nell’esofago provoca infiammazione e irritazione. I sintomi possono talvolta comprendere raucedine, bruciore di stomaco, irritazione, nausea, tosse, respiro sibilante ed erosione dello smalto dei denti.
Riuscire a comprendere qual è la radice del problema è sicuramente il primo passo da compiere, per poter intervenire in maniera appropriata.
Sappiamo, ad esempio, che le persone in sovrappeso e gli anziani sono i più colpiti da questo disturbo. Il grasso addominale, infatti, interferisce con la funzione dell’esofago e dello sfintere esofageo, la cui azione, inoltre, si indebolisce con l’età. Esistono anche molte abitudini o cibi particolari che causano un rilassamento dello sfintere, compreso il consumo di cioccolato, la nicotina, il caffè e i cibi grassi e piccanti.
Come intervenire?
Ecco alcuni rimedi naturali per alleviare e limitare i disturbi derivanti dal reflusso gastroesofageo.
- Perdere peso, in caso di obesità. Perdere il 10% del grasso corporeo può migliorare i sintomi del reflusso gastrico. Questo perché l’aumento della pressione intraddominale, premendo contro le pareti dello stomaco, favorisce la risalita del contenuto gastrico.
- Iniziare una dieta anti-reflusso, evitando i cibi che contribuiscono ad aumentare il disturbo. Parliamo naturalmente di cibi grassi, ma anche cibi iperproteici o iperlipidici e bevande alcoliche. Oltre naturalmente ad alimenti piccanti, spezie, pomodoro, cioccolato, zuppe o minestre dense e cremose, cibo da fast food.
- Ridurre il volume dei pasti
- Mangiare mandorle. Le mandorle sono un alimento alcalino che può bilanciare il pH, inoltre, sono una buona fonte di calcio. Masticare qualche mandorla vi aiuterà a contrastare il reflusso. È importante masticare molto bene e a lungo, per avere un rapido sollievo dai sintomi.
- Assumere gel di aloe vera. L’aloe protegge lo stomaco e ha un’azione cicatrizzante. In caso di reflusso gastrico è molto importante assumere prodotti che contengono il gel e non il succo che, al contrario, può accentuare i sintomi.
- Sciogliere un cucchiaio di bicarbonato in mezzo bicchiere d’acqua. Non è molto gustoso, ma è efficace per lenire momentaneamente i sintomi.
- Assumere 1 o 2 cucchiaini al giorno di aceto di sidro di mele. Secondo Christina K. Major, nutrizionista e medico naturopata, “Molte persone credono erroneamente tutto il reflusso acido e indigestione è causata da una sovrapproduzione di acido. L’ultima ricerca mostra che in realtà è il contrario per molte persone: c’è troppo poco acido prodotto per digerire adeguatamente il cibo mangiato”. L’aceto di mele, quindi, aiuterebbe il nostro intestino a lavorare meglio. Può essere assunto, diluito nell’acqua, e bevuto a piccoli sorsi durante i pasti.
- Mangiare una mela dopo i pasti o i cibi che ci causano problemi. Riduce l’acidità gastrica e svolge un’azione gastroprotettiva.
- Assumere probiotici, che aiutano l’intestino tenue ad assorbire le vitamine, ottimizzando la funzione digestiva, rigenerando l’intestino, la sua flora e le sue mucose e favorendo il benessere dell’intero organismo.
- Bere tisane a base di camomilla, tiglio o fieno greco possono aiutare a ridurre i sintomi di reflusso acido. Questo perché nervosismo e tensioni possono avere ripercussioni sulla fisiologia dell’apparato digerente.
- Dormire sul lato sinistro. Secondo alcuni studi, dormire a pancia in giù o sul fianco destro può causare una pressione aggiuntiva che aumenta i sintomi del reflusso gastroesofageo. Dormire sul lato sinistro garantisce maggiore sollievo, mantenendo lo stomaco al di sotto dell’esofago.
- Sembra strano (e a noi non piace molto come rimedio), ma alcuni consigliano anche l’utilizzo di gomme da masticare in quanto sembra che possano facilitare la clearance esofagea, stimolando la salivazione e la frequenza della deglutizione.
Non sottovalutate i sintomi del reflusso gastroesofageo e, prima di intraprendere una qualsiasi soluzione, cercate sempre il confronto con uno specialista, soprattutto per comprendere quali sono le cause del disturbo e intervenire in maniera adeguata.
Link all'articolo originale: http://www.dottorperuginibilli.it/patologie/225-reflusso-gastro-esofageo-le-cure-alternative
Reflusso gastro-esofageo: le cure alternative
Cos’è
Di norma, il cibo passa dalla bocca all’esofago, che poi lo porta dritto nello stomaco. Una volta lì, il cibo non dovrebbe più ritornare indietro, ma procedere verso il duodeno. Ad evitare un eventuale ritorno del contenuto gastrico nell’esofago, ci pensa una “valvola” chiamata cardias che si chiude immediatamente dopo che il cibo è entrato nello stomaco.
I sintomi
Tipicamente si manifestano come bruciore dietro lo sterno e rigurgito. A volte sono presenti anche sintomi atipici come asma, tosse e disturbi del ritmo cardiaco. I momenti più critici per il reflusso si possono verificare dopo un pasto abbondante e spesso durante il sonno, quando il contenuto gastrico risale più facilmente nell’ esofago, anche fino in gola.
Chi colpisce
Avere un po’ di reflusso ogni tanto, può essere normale. Se la cosa diventa frequente (oltre le 2-3 volte a settimana) allora può diventare una vera e propria malattia, che tende a cronicizzare.
Il reflusso è un disturbo molto diffuso e in notevole aumento negli ultimi decenni, tanto da essere definito la “malattia del terzo millennio”. Colpisce più le donne che gli uomini. La probabilità di soffrire di reflusso aumenta con l’aumentare dell’età, soprattutto dopo i 40 anni. Le persone più colpite sono in genere quelle di età compresa tra i 55 i 64 anni. E’ comune anche nelle donne in gravidanza (oltre il 50% occasionalmente e il 5% giornalmente) e nei neonati. In Italia è molto diffuso e colpisce circa una persona su tre. In genere è un disturbo più comune nel mondo occidentale dove riguarda circa il 10-40% di tutta la popolazione.
Le cause
Diversi fattori possono predisporre al reflusso gastroesofageo: il sovrappeso, l’ernia iatale, il mangiare in fretta o in modo disordinato, i pasti copiosi, gli alimenti pesanti, troppo conditi o ricchi di spezie, il bere alcolici, il caffè, lo stress, l’ansia, ecc.
Le cure ufficiali
La medicina accademica, propone farmaci antiacidi o antisecretivi in modo continuo o al bisogno. Oppure l’intervento chirurgico. Per quanto riguarda la tossicità e i limiti dei farmaci antiacidi, ho già scritto in un precedente articolo.
A proposito dell’intervento chirurgico, invece, qualche anno fa uno studio ha messo a confronto i benefici dell’intervento con la terapia farmacologica e ha scoperto che i pazienti che erano finiti sotto i ferri continuavano comunque ad aver bisogno dei farmaci antireflusso. Ancora peggio: la sopravvivenza a 10 anni tra gli operati era significativamente più bassa e le morti per cause cardiovascolari maggiori. Inoltre, ufficialmente l’intervento dovrebbe prevenire il tumore, tuttavia, i ricercatori non solo hanno dichiarato che il rischio di tumore nel reflusso gastroesofageo è stato oltremodo esagerato dalla medicina, ma hanno anche dimostrato che, operazione o no, il rischio di cancro all’esofago rimane comunque molto basso (J Am Med Assoc, 2001: 285: 2331-8).
Le alternative
Contrariamente all’approccio della medicina ufficiale, quello naturale dovrebbe occuparsi del malato, più che della malattia. La valutazione della costituzione, della patobiografia, delle tendenze ereditarie e dello stato energetico globale dell’organismo sono più importanti dei singoli sintomi contingenti, come il bruciore o l’acidità. Questo non toglie il fatto che, anche con la medicina naturale, non si possano utilizzare, all’occorrenza o inizialmente, dei farmaci antiacidi (erbe, polvere di ostrica, bicarbonato di sodio, calcio carbonato, ecc.) per alleviare i sintomi. Tuttavia, la cura sintomatica deve essere subordinata alla cura globale della persona: abitudini di vita, alimentazione, attività fisica, peso, attitudine mentale.
Alimentazione - sulla base della mia esperienza clinica, posso affermare che il reflusso gastroesofageo ed eventuali processi infiammatori-ulcerativi possono essere totalmente curati e guariti senza i farmaci dell’allopatia e, a parte rari casi, senza chirurgia, indipendentemente dalla presenza di un’ernia iatale o dell’Helicobacter pylori. La base fondamentale dell’intervento terapeutico è la dieta. Non solo intesa sotto il profilo di quello che si deve o non si deve mangiare, ma anche riguardo ad alcuni fondamentali aspetti:
- modalità - mangiare con calma, seduti, in ambiente tranquillo e non freddo, senza il disturbo di telefoni, televisione o discussioni impegnative. Masticare tutto molto bene. Come dice il saggio: “Mastica la tua acqua e bevi il tuo cibo”. La saliva contiene sostanze che tamponano l’acidità e riparano le mucose. Addirittura, pare che masticare la chewing gum dopo i pasti sia un toccasana per chi soffre di reflusso: stimola la produzione di molta saliva e aumenta il ritmo di deglutizione…l’importante è non usare quelle con aspartame e acesulfame. Nell’ambito delle “modalità”, una cosa da non fare mai è sdraiarsi dopo i pasti o infossarsi nella poltrona, ma anche impegnarsi in attività fisiche intense;
- tempi - per esempio, non bisogna abbuffarsi la sera e poi saltare la colazione;
- ritmi - avere pasti regolari, evitare digiuni prolungati;
- associazioni - non mischiare di tutto durante il singolo pasto. Dissociare il più possibile;
- qualità – consumare alimenti altamente nutrienti, freschi e vitali. Evitare il forno a microonde, i cibi confezionati, ecc. Ridurre globalmente i carboidrati. Alcuni alimenti potrebbero peggiorare decisamente la situazione: caffè, cioccolata, menta, alcol, spezie, dolciumi, ecc.
- quantità – fare piccoli pasti. Mai riempirsi. Non mangiare se non si è ancora digerito il pasto precedente.
Il sovrappeso è una condizione che aggrava notevolmente il reflusso. In questo caso, allora, bisogna modificare la dieta anche in senso dimagrante.
Fitoterapia - offre una vasta gamma di piante medicinali che si sono dimostrate efficaci nel riflusso, nelle gastrite e perfino nelle ulcere gastro-duodenali. Non è possibile in questa sede elencarle e descriverle tutte. Posso solo segnalarne alcune. Hanno principalmente proprietà antinfiammatorie, regolarizzanti l’acidità, calmanti viscerali, adattogene (antistress) e amaricanti (amare). Queste ultime sono di notevole importanza perché, somministrate alle giuste dosi, hanno la proprietà di tonificare la valvola del cardias, di favorire la digestione, stimolare la motilità dello stomaco (azione procinetica) e far così procedere in avanti il contenuto alimentare, senza farlo tornare indietro.
A proposito di acidità, voglio segnalare che alcuni affermano che il reflusso gastro-esofageo non è affatto un problema di iperacidità, come la medicina ufficiale ci vuole far credere, ma esattamente il contrario. Tanto che una delle cure proposte è proprio l’uso di integratori a base di acido cloridrico ed enzimi da assumere prima dei pasti.
| PIANTA MEDICINALE | PROPRIETÁ |
| Liquirizia, Glycyrrhiza glabra | Antinfiammatoria, antisecretiva, cicatrizzante, protettiva delle mucose. |
| Olmaria, Spirea ulmaria | Normalizzante l’acidità gastrica, lenitiva e protettiva delle mucose. |
| Altea, Althaea officinalis | Lenitiva, emolliente, antinfiammatoria, cicatrizzante. |
| Aloe vera, Aloe barbadensis | Antinfiammatoria, antiulcerativa, cicatrizzante. |
| Calendula, Calendula officinalis | Cicatrizzante, riepitelizzante, antinfiammatoria. |
| Shatavari, Asparagus racemosus | Antiulcera, emolliente. |
| Centella, Centella asiatica | Antiulcera, riepitelizzante, adattogena. |
| Amalaki, Emblica officinalis | Emostatica, antiossidante. |
| Scutellaria, Scutellaria sp | Sedativa, tonico-nervina, antispastica e leggermente amara. |
| Uncaria, Uncaria tomentosa | Adattogena, antiossidante, antinfiammatoria, antimicrobica. |
| Melissa, Melissa officinalis | Sedativa, antidepressiva, antispastica. |
| Genziana, Gentiana lutea | Digestiva, procinetica. |
| Cicoria, Cichorium intybus | Coleretica, digestiva, procinetica. |
| Zenzero, Zingiber officinale | Digestiva, spasmolitica, antinfiammatoria, carminativa. |
Glutamina – è usata come integratore per curare l’ulcera gastro-duodenale. Le cellule delle mucose la utilizzano come “carburante”. In caso di danno cellulare, infiammazione e ulcerazione il fabbisogno cellulare aumenta.
Colostro – è una speciale sostanza secreta dalle ghiandole mammarie di tutti i mammiferi al momento della montata lattea. E’ uno straordinario liquido che ha la funzione di proteggere la salute e la vitalità del nuovo nato. E’ stato in assoluto il vostro primo pasto, se avete avuto la fortuna di essere allattati al seno. Contiene ormoni, vitamine, fattori di crescita e molto altro. Per scopi commerciali, si utilizza quello ricavato dal latte di mucche molto selezionate. Recenti studi dimostrano che il colostro può essere utile per la cura di numerose patologie gastrointestinali (American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 72, No. 1, 5-14, July 2000) e che alcune sue componenti possiedono un notevole effetto rigenerante e riepitelizzante (Beth Ley, PhD, Colostrum, Nature’s Gift to the Immune System).
Osteopatia e chiropratica - Il trattamento cranio-sacrale può spesso correggere il reflusso, soprattutto nei bambini.
Multienzimi - l’assunzione durante e dopo il pasto di integratori enzimatici aiuta la digestione e riduce il ristagno nello stomaco del cibo. Sono dei sintomatici che accompagnano una terapia più profonda.
Vitamine e minerali – può costituire una terapia di supporto, soprattutto nei casi cronici. Uno studio ha messo in evidenza che una minore incidenza di cancro all’esofago è associato a più alti livelli nel corpo di vitamine A, B2, acido folico, zinco e altri fattori protettivi (www.healthy.net).
Succo fresco di cavolo - è un’ottima cura antiulcera che si può utilizzare anche nel reflusso. Se ne bevono 3-5 bicchieri al giorno. E’ molto efficace, ma non tutti sopportano il sapore forte di questa bevanda.
Sali di Schuesller - devono essere scelti in base ai sintomi. I principali sono: Natrum Phos, Natrum Sulph, Silica, Magn Phos.
Ayurveda – l’iperacidità è normalmente una condizione Pitta, ma il ristagno di cibo nello stomaco con conseguente fermentazione può essere Vata o Kapha.
Pitta – prevale la sensazione di bruciore, rigurgiti acidi e, a volte, nausea e vomito. Le cause possono essere un consumo eccessivo di zuccheri, dolciumi, cibi acidi, alcol e, più in generale, di pasti copiosi. Spesso si associano aspetti mentali come la collera, lo stress, l’impazienza e la competizione.
Vata – sono meno presenti sintomi come il bruciore e i rigurgiti acidi. Prevale il dolore. La persona si sente vuota, ha freddo ed è in uno stato di ansia. Possono esserci altri sintomi, come le palpitazioni, l’insonnia, il meteorismo e la stipsi. L’appetito e la digestione sono irregolari e le secrezioni acide squilibrate. Una borsa di acqua calda può aiutare, così come bevande e pasti caldi.
Kapha – la condizione Kapha si caratterizza per la presenza di catarro, secrezioni acquose, ma raramente acide, mancanza d’appetito, digestione lenta, dolore sordo e sensazione di pesantezza. I sentimenti negativi che si accompagnano possono essere di attaccamento, di avidità e di dolore. C’è un problema di sovrappeso e di eccessi alimentari, orientati soprattutto verso carboidrati, dolciumi e grassi.
Francesco Perugini Billi©






