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La pelle
La pelle, o cute, è un tessuto continuo, appartenente all'apparato tegumentario. E' composta da tre strati principali che, dall'esterno verso l'interno, assumono il nome di: epidermide, derma e ipoderma (o strato sottocutaneo).
Il corpo umano ha una superficie compresa tra 1,5 e 2 m2 circa. Considerando uno spessore medio degli strati superficiali di 2-3 mm, il peso totale della pelle è valutabile nell'ordine di 10 Kg. Ciò implica che, dopo la muscolatura scheletrica, la cute è uno dei maggiori organi per estensione e peso (15% del peso corporeo).
La pelle gode di due proprietà fondamentali e straordinarie: l'autoriparazione (si rigenera in seguito ad una lesione) e l'estensibilità (si adatta perfettamente alle variazioni della dimensione corporea che subentrano nel corso della vita).
La pelle assolve a numerose e importantissime funzioni:
- ci protegge da traumi, radiazioni ultraviolette, microrganismi ed agenti chimici.
- Impedisce la perdita di liquidi; se ad esempio un'ustione provoca la distruzione di un decimo della superficie cutanea, la perdita di liquidi ed elettroliti può portare a conseguenze mortali.
- Partecipa al meccanismo della termoregolazione, sfruttando l'intervento delle ghiandole sudoripare e la capacità di regolare il flusso sanguigno, aumentando (vasodilatazione) o rallentando (vasocostrizione) la dispersione del calore. L'ipoderma, lo strato più profondo della pelle, trattiene tanto più calore quanto maggiore è il suo spessore lipidico; per questo motivo le persone in sovrappeso soffrono maggiormente la calura estiva.
- Coordina la risposta immune contro tumori ed agenti patogeni.
- La pelle ha proprietà metaboliche, poiché la sintesi della vitamina D avviene proprio a livello cutaneo. La cute rappresenta inoltre un importante riserva lipidica.
- La pelle ha anche una importantissima funzione sensoriale: con il suo strato più superficiale registra e trasmette stimoli pressori (tattili), dolorifici e termici, mentre con quello più profondo percepisce anche segnali termici e vibratori.
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La Pelle: essenzialità del suo ruolo nella formazione e nello sviluppo evolutivo dell’individuo
Articolo a cura di Cristina La Villa, esperta di Massaggio Infantile e Responsabile formazione per Blossom & BerryMassaggio Infantile e Baby Yoga
“Un essere umano può trascorrere tutta la vita cieco, sordo o completamente privo dei sensi dell’olfatto e del gusto, ma non può sopravvivere senza le funzioni proprie della pelle.” (Ashley Montagu).

Effettivamente, la pelle, intercessore tra il mondo interno ed il mondo esterno, è il primo dei nostri organi di senso a svilupparsi. Ed é grazie alla sua funzione principale e ai messaggi che essa manda alla corteccia cerebrale che siamo in grado di costruire la visione del mondo e di noi stessi. Da qui prende avvio la sua fondamentale importanza nel ruolo dell’immagine che ognuno di noi ha di sé. Dagli studi e dalle ricerche di settore sappiamo che pelle e sistema nervoso hanno la medesima origine poiché entrambi nascono dallo stesso foglietto cellulare, ovvero dall’ectoderma. Il suo senso principale, quello più noto, è il tatto che, come si sa, comincia ad esprimersi fin dalle prime settimane dello sviluppo prenatale. E’ proprio grazie alle stimolazioni tattili che riceve dalla madre dal momento del parto a fin tutta la prima infanzia se il bambino è in grado di acquisire la conoscenza della propria identità corporea, presupposto fondamentale per la formazione di una personalità autonoma e per una sana crescita fisica, emotiva e comportamentale.
A sole 8 settimane l’embrione sente attraverso la pelle: un esserino di appena 2,5 cm di lunghezza, dalla testa al coccige, risponde inarcandosi se solleticato sul labbro superiore o sulle ali del naso. A questo stadio di sviluppo l’embrione non ha occhi né orecchie, ma la sua pelle è già molto sviluppata. A 9 settimane esso risponde e gioca con le sollecitazioni tattili che riceve. La pelle, questo organo complesso e rilevante, mediante la funzione esercitata dal tatto, permette al feto di sentire i suoni e le vibrazioni; il suo sviluppo e il suo accrescimento perdurano per tutta la vita senza arrestarsi mai, anzi va detto che la sua sensibilità si perfeziona in relazione alle stimolazioni sensoriali che riceve dall’esterno: più stimoli riceve, più crescono sensibilità e linguaggio. Pensiamo un po’ all’osteopata e alla capacità delle sue mani di percepire le, pur minime, variazioni che avvengono nei tessuti. La mano dell’osteopata, allenata alla percezione tattile, dalla nostra pelle riceve informazioni non solo riguardo temperatura e pressione, ma anche relative a traumi lontani, magari risalenti alla prima infanzia o al momento del parto o, addirittura, fino al periodo prenatale. Tutto questo perché la nostra pelle ha una memoria, è una matrice, è come una tela sulla quale sono impressi tutti i nostri vissuti, sia positivi che negativi:bisogna soltanto imparare a leggerla.

Anche gli studi della Medicina psicosomatica ci dicono quanto influisca la mente sulla nostra pelle e come i pensieri negativi si manifestino attraverso eczemi, foruncoli, psoriasi e altri fenomeni cutanei: questa è soltanto una via, quella che va dalla mente alla pelle. Grazie, invece, ad Ashley Montagu, antropologo inglese di chiara fama scomparso alla vigilia di questo millennio, si è pervenuti all’idea che non esiste una sola direzione, ma che è presente, altresì, un linguaggio inverso, ovvero dalla pelle al cervello. E’ stato dimostrato, infatti, da studi di approfondimento della teoria di Montagu che la stimolazione tattile della pelle può avere influenza sullo sviluppo del nostro cervello al punto che rappresenta la base per un corretto e sano sviluppo di un essere umano. Tanto da poter affermare che il tocco, il contatto corporeo e la carezza quasi certamente costituiscono il Nutrimento necessario per la sopravvivenza, ancor più che il cibo stesso. Basta leggere le evidenze scientifiche fornite dalla Marsupio Terapia, nota anche come “Kangaroo mother care”, per rendersene conto. Essa consiste nel tenere il neonato nudo sul seno materno, a contatto diretto con il calore della pelle della mamma e con la testa girata in modo che il piccolo possa contemporaneamente ascoltare il battito del cuore della madre. E’ nata negli anni Settanta, in Colombia, come metodo per assistere i neonati prematuri in sostituzione delle incubatrici, non in numero sufficiente a coprire le necessità ospedaliere. Questo metodo facilita la regolazione della temperatura e del respiro del bambino, produce inoltre effetti positivi sul piano psicologico e comportamentale. Si rivelò molto più efficace delle incubatrici e qualche volta ha anche riportato in vita: è documentato un caso in Australia nel 2011, quando un bimbo che i medici avevano dichiarato morto, preso in braccio dalla madre che voleva stringerselo per un ultimo saluto, riprese a respirare e riaprì gli occhi alla vita. Quello che al momento appariva come un miracolo era, in realtà, la potenza della straordinaria bellezza del calore umano. Se c’è una spiegazione scientifica essa è insita nella potenzialità del “contatto” del corpo del bimbo con il corpo della madre che con il suo amore fornisce il calore necessario alla ripresa della vita. Questa donna, seguendo il suo istinto, ha stretto a sé il bimbo e con la forza del suo abbraccio e con le parole sussurrate insieme al padre, ha trasmesso l’energia del “tocco”, non di un tocco qualsiasi, bensì del tocco che caratterizza la carezza, ovvero quel gesto, colmo d’amore e d’affetto, che riconosce pienamente l’altro. ( “la carezza è riconoscimento e gesto d’affetto che rispetta l’altro e che dall’altro può essere riconosciuto come attinente e reale”, Romanini , pag. 193). Più dettagliatamente l’Enciclopedia Treccani, alla voce carezza recita:” Per carezza s’intende qualsiasi dimostrazione di affetto o di benevolenza fatta ad altri con atti o con parole e, più specificatamente, l’atto di passare leggermente le dita o la palma della mano sul volto o su altra parte del corpo di una persona come gesto di tenerezza. Le carezze fanno parte degli stimoli di cui hanno bisogno i lattanti per un sano sviluppo biologico e psichico. Nell’ambito dell’analisi transazionale, una forma di psicoterapia che ha particolarmente approfondito il fenomeno, carezza indica il singolo messaggio interpersonale; ove a questo segua una risposta si ha una ‘transazione’, cioè una comunicazione.”
Mediante il massaggio infantile accarezziamo il nostro bambino e impariamo a comunicare con lui. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di re-imparare questo linguaggio che è dentro tutti noi. Un linguaggio naturale di cui Madre Natura ci ha dotati, ma che nella cultura moderna sembra essersi smarrito. Un linguaggio fatto di mani e di cuore. Ci lamentiamo che con il bambino non arriva anche il libretto delle istruzioni … ma, se ci fermassimo per guardarci dentro, ci accorgeremmo che quel libretto delle istruzioni sta dentro ognuno di noi. Attraverso il massaggio è possibile accompagnare, proteggere e stimolare la crescita e il benessere del bambino. Il Massaggio infantile permette ai genitori di comprendere il linguaggio sottile, non verbale dei loro figli e li aiuta a sviluppare la capacità di ascoltare il loro bambino attraverso la creazione di un momento di speciale intimità.
Link all'articolo originale: http://www.psicosomatica.org/pubblicazioni.php?id=25
La pelle organo psicosomatico
Dott. Luisa MERATI
Medico chirurgo, coordinatore del Centro Medicina Psicosomatica
Specializzata in psicoterapia, psicologia clinica, allergologia, immunologia, nefrologia; diploma di ipnosi (AMISI), diploma di psicoterapia a indirizzo psicosomatico
Coordinatore sezione SIMP S. Carlo – Naviglio Grande
Esiste tutta una serie di considerazioni etologiche, psicologiche, psicodinamiche, anatomo-fisiologiche, patologiche e cliniche che fanno della pelle un’entità complessa dal punto di vista psicosomatico:
• quale superficie avvolgente tutto il corpo, la pelle è contemporaneamente organo di separazione/confine da quanto è fuori di noi e struttura di comunicazione/relazione con il mondo esterno;
• la pelle appare sede preferenziale di mutamenti somatici correlati a “contenuti” soggettivi di tipo psicologico: rossore, pallore, perspirazione, piloerezione, sensazioni parestesiche (formicolii), prurito e varie affezioni patologiche cutanee (iperidrosi, disidrosi, eritrosi, edemi, orticaria, ecc).
Per la psicologia moderna, in particolare per quella ad orientamento psicodinamico, il contatto “cute della madre-cute del neonato” (“fase simbiotica”) è fondamentale fattore determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotivo – affettivo – cognitive e per la costruzione dello “schema” e dell’“immagine” del corpo e quindi della personalità del soggetto.
Il neonato riceve i primi messaggi di rassicurazione e gratificazione attraverso il tatto ma anche attraverso sensazioni olfattive e di caldo, di freddo, di umidità, di struttura, di pressione, tutte indispensabili per tracciare il confine tra il sé e il non sé fino al compimento del processo di separazione/individuazione.
La pelle con le sue funzioni di sacco che contiene il “bene” (“cure materne e bagno di dolci parole”), è barriera contro il male esterno e le aggressioni (dagli esseri viventi, dagli oggetti, dagli estranei in genere), mezzo di scambio e relazione, analogamente alle mucose e alla bocca. Se tutto questo funziona in modo soddisfacente, si ha una soddisfacente strutturazione della personalità.
La pelle protegge, in quanto esamina, filtra e, se necessario, attenua, modula non solo gli stimoli esterni, ma anche quelli interni, trattandoli né più né meno come se fossero esterni (inclusi gli impulsi repressi).
La pelle è un’importante struttura esogena, connessa con la freudiana “fase orale” dello sviluppo e perfino allo stimolo del dolore, anch’esso sorgente di piacere erogeno cutaneo. In questo caso il legame tra sensorialità ed erotismo diviene importante, talvolta molto più importante degli stessi stimoli visivi o uditivi.
La pelle e il sistema nervoso derivano dallo stesso foglietto embrionario chiamato “ectoderma”.
Dice Panconesi che l’acme del “desiderabile” è dato dal ricongiungimento dei due fratelli ectodermici, brain and skin, cervello e pelle, da cui scaturiscono tutte quelle sensazioni date dal contatto della propria con l’altrui pelle.
La pelle appare quindi indispensabile per tracciare il confine tra il sé e il non-sé, tra il corpo e l’ambiente. Rappresenta un organo di “periferia”, un organo limite.
Il tatto, che è l’organo di senso legato alla pelle, è diverso dagli altri sensi perché implica sempre la presenza, congiunta e inseparabile, del corpo che si tocca e del nostro corpo con il quale tocchiamo. Nonostante sia un senso legato alla superficie del corpo, contrariamente alla vista e all’udito, il tatto ci fa sentire le cose all’”interno” di noi stessi.
Il tatto, infatti, ha la sua massima espressione nelle mani, le strutture del nostro corpo più periferiche, effettivamente, c’è un modo di toccare che è affettivo, comunicativo, carezzevole, che conforta e dà gioia e trasmette ai corpi coinvolti emozioni benefiche e gioia.
Importanza della manipolazione nello sviluppo dell’animale e dell’uomo
Il ruolo vitale dell’attivazione della pelle nell’animale, in particolare nei mammiferi, è stato sottolineato dagli etologi. L’atto di leccare il neonato da parte della madre è stato rilevato nella maggior parte dei mammiferi, in particolare nel gatto e nel topo.
Ritenuto all’inizio una funzione igienica, l’atto di leccare serve innanzitutto alla sopravvivenza del neonato e allo sviluppo di alcune funzioni (di eliminazione, per esempio). Inoltre i piccoli mammiferi si strofinano e si aggrappano al corpo della madre, dei compagni di gioco e di altri animali familiari.
Questo bisogno fondamentale di prossimità corporea in certi animali ha spinto alcuni ricercatori (Eibl-Eibesfeldt, 1984) a proporre una classificazione degli animali in “solitari” e “gregari” e questi ultimi in “animali della distanza” come i babbuini e i macachi, e “animali del contatto” come gli scimpanzé che abbracciano, afferrano la mano e stringono alcuni loro consanguinei.
Gli scimpanzé, i gorilla e molti altri primati tenuti isolati in cattività deperiscono, tranne nel caso in cui la persona che se ne prende cura offra loro il contatto e la sicurezza di cui hanno bisogno giocando con loro, grattandoli e accarezzandoli. Il contatto corporeo ha conseguenze calmanti. Si sa inoltre che, negli “animali del contatto”, le cure sociali della pulizia reciproca sono molto diffuse e rappresentano una connotazione amichevole.
Levine mostra in un suo studio come gli animali che sono stati stimolati e che sono stati “manipolati” si sviluppano più rapidamente degli altri.
Inoltre questo autore sostiene che molte delle differenze che sono state rilevate e considerate come costituzionali negli animali da laboratorio e che si era voluto attribuire a temperamenti diversi, dipendono invece più semplicemente dal fatto che questi animali siano stati coccolati o no durante i primi momenti di vita.
C’è molta somiglianza tra quanto succede fra gli animali e quanto si verifica nell’uomo durante il suo sviluppo da embrione – feto a neonato, bimbo, adulto.
Durante la gravidanza il bambino risponde alle minime pressioni provenienti dal mondo esterno. Quando una donna incinta è distesa le è possibile prendere l’utero in mano come una palla e prendere contatto con il bambino. Basta la leggera pressione di un dito a rappresentare un richiamo, e subito il bambino reagisce e si muove.
Il comportamento di attaccamento postnatale si prepara dunque molto prima della nascita ed è bene notare che la madre, il padre, la coppia sono notevolmente modificati dal contatto precoce con il feto. Secondo Veldman “l’affermazione esistenziale per essere efficace deve essere avviata e proseguita per tutto il periodo dello sviluppo intrauterino, per poi essere confermata nei primi momenti di esistenza postnatale”.
L’affermazione tattile-affettiva sarebbe infatti un bisogno vitale primario assolutamente necessario allo sviluppo della vita affettiva.
In utero, che la madre palpi o meno il bambino, la superficie cutanea riceve numerosi messaggi che organizzano un certo ritmo in funzione di quello materno.
Quando si avvicina il parto le pareti uterine si avvicinano e le contrazioni sono più frequenti. Con il processo del parto le fonti di sollecitazione della superficie cutanea si moltiplicano e si intensificano.
I gesti che seguiranno la nascita assumono invece un’altra dimensione, quando per la prima volta il bambino è visibile, vestito della sua sola pelle.
Inizia un altro modo di comunicare. L’abbraccio materno, per quanto ricco e completo, non può coprire tutta la superficie del corpo, né permanere ininterrotto giorno e notte. Ma, al suo posto, la madre offre carezze e parole.
La pelle del bambino è oggetto di cure materne regolari e attente. Esiste una vasta gamma di contatti con la pelle del bambino: carezze, sfregamenti, pressioni, palpazioni, piccoli pizzicotti ripetuti, contatti per via aerea (il fiato diretto al viso o al corpo del bambino), contatto con le labbra, baci, leccaggio (gli animali leccano volentieri i bambini che accettano volentieri questo contatto).
Le carezze, le manipolazioni erotizzano il corpo del bambino, mentre anche la madre riceve apporti sensuali. È così che nascono le premesse del dialogo e della mutualità.
Il desiderio del bambino di rannicchiarsi contro l’adulto può corrispondere al bisogno di un involucro e di protezione. Inoltre, dato che i movimenti involontari del neonato sono per lui in certi casi delle tempeste incontrollabili, il bambino necessita all’inizio di essere “contenuto” fisicamente dall’ambiente.
Non è semplicemente partendo da qui che si può affrontare il problema dell’abbandono e delle carenze infantili con tutte le patologie che ne conseguono, ma bisogna sottolineare l’importanza da attribuire, nel bambino, alle manipolazioni e al contatto amorevole, al bagno tiepido, alle carezze sul viso, al cullare ritmico tra le braccia materne.
È evidente che, in rapporto a cattive vicende di relazione che un individuo può subire in età formativa (soprattutto in rapporto con le figure primarie) e che vedono la pelle come uno scenario di realizzazione di un difettoso scambio intersoggettivo, si possono manifestare, in età adulta, turbe psicopatologiche di diverso contenuto e gravità, dalle nevrosi alle psicosi, alle malattie psicosomatiche .
Il tatto e il contatto: le diverse scuole di psicoterapia
Per primo Sigmund Freud ha sottolineato l’importanza del ruolo delle sensazioni cutanee nella formazione dell’Io.
Secondo Anna Freud (1936) “all’inizio dell’esistenza il fatto di essere accarezzati, stretti e calmati da un contatto cutaneo aiuta il bambino ad edificare un’immagine del corpo e un io corporeo sano, aumenta gli investimenti di amore su se stessi e allo stesso tempo favorisce lo sviluppo dell’amore oggettuale, cementando i legami tra madre e bambino”.
Con Winnicott la teoria psicoanalitica si sposta dal seno e dall’oralità, per occuparsi del contatto corporeo, dell’holding(contenimento) e della madre sufficientemente buona: ”è importante soprattutto che la madre tenga fisicamente il bambino, il che corrisponde ad una forma di amore”. Questo autore si riferisce ad una madre che esiste, ama il figlio in modo fisico, garantendogli contatto, calore corporeo e cutaneo, movimenti o tranquillità a seconda dei suoi bisogni.
Ashley Montagu (1979) insiste sull’importanza della pelle in quanto organo determinante nello sviluppo del comportamento umano: per tatto intende il contatto soddisfacente, che può avvenire con le carezze, le coccole, gli abbracci, l’aggrapparsi. Il piacere tattile soddisfacente nella prima infanzia svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo ulteriore dell’individuo. Il bambino ha bisogno di apprendere sulla solida base del tatto cosa significhino l’intimità, la prossimità, la distanza e il distacco.
J.P. Sartre (1943) magistralmente asserisce: “La carezza non è un semplice sfiorare, è formare”.



